«Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai». Con queste parole lo staff della storica esponente politica ha annunciato la scomparsa di Emma Bonino, figura di riferimento del radicalismo e delle libertà civili in Italia e nel mondo. «Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero», si legge nella nota ufficiale. Entrata in politica dopo che un divieto cambiò la sua giovinezza, decise che «avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna». La sua esistenza si è snodata tra incarichi di attivista, parlamentare, ministra e commissaria europea, «contro tutto ciò che nega le libertà» e per la conquista di democrazia, Stato di diritto, autodeterminazione e per gli «Stati Uniti d’Europa». Come ricorda il suo staff, «è questo il suo testamento: non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti».
Dalle prime lotte con Pannella alle istituzioni internazionali
Nata a Bra nel 1948, Bonino si approccia alla politica negli anni universitari per poi unirsi negli anni Settanta al movimento radicale al fianco di Marco Pannella. In prima linea per la legalizzazione dell’aborto, la depenalizzazione delle droghe e la lotta al nucleare, viene eletta alla Camera nel 1976. Sul piano internazionale si distingue per l’impegno contro la pena di morte e la fame nel mondo. È stata tra le prime donne italiane ad assumere ruoli di vertice nell’Unione Europea, ricoprendo tra il 1995 e il 1999 la carica di commissaria europea con deleghe alla pesca, alla tutela dei consumatori e agli aiuti umanitari. Successivamente ha guidato il Ministero delle Politiche Europee e del Commercio Internazionale con Romano Prodi e il Ministero degli Esteri con Enrico Letta.
Le campagne umanitarie e le ultime sfide civili
Fondatrice delle Ong “Nessuno Tocchi Caino” e “Non c’è Pace senza Giustizia”, ha promosso l’istituzione della Corte penale internazionale, i tribunali ad hoc per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia e in Ruanda e la moratoria contro le mutilazioni genitali femminili. Più volte indicata come possibile Presidente della Repubblica, nel 2014 ha fondato +Europa. Nel 2015 ha reso pubblica la diagnosi di un tumore al polmone, affrontando la malattia senza mai abbandonare la passione politica, fino all’annuncio della guarigione. Resta l’impegno dei suoi collaboratori: «trasformare la gratitudine che proviamo per aver potuto lottare al suo fianco nel coraggio di continuare a batterci come ci ha insegnato».
La latitanza dei Graviano e le prossime tappe del processo
Brusca ha ripercorso la latitanza al nord dei fratelli Graviano, riportando quanto riferito da Messina Denaro: “Ho saputo da Messina Denaro, che erano al nord, che si erano divertiti, che facevano la bella vita. Messina Denaro al nord era stato ospite dei fratelli Graviano”. Il processo sulle ipotizzate relazioni tra mafia e politica riprenderà il 20 settembre, quando è attesa la deposizione di Giuseppe Graviano.
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