Il divario salariale tra giovani e lavoratori più anziani continua a pesare sul mercato del lavoro italiano. Secondo un’elaborazione del Sole 24 Ore sui dati dell’Osservatorio sui dipendenti del settore privato dell’Inps, gli under 35 guadagnano mediamente il 29,7% in meno rispetto agli over 50. La differenza emerge anche considerando esclusivamente i dipendenti che lavorano a tempo pieno per tutto l’anno, senza quindi includere i rapporti di lavoro stagionali o discontinui.
Le cifre degli stipendi in Italia
I numeri mostrano una distanza significativa tra le due fasce d’età. I lavoratori sotto i 35 anni percepiscono una retribuzione previdenziale lorda media di 29.569 euro all’anno, equivalente a circa 20.000 euro netti. Per gli over 50, invece, l’imponibile previdenziale medio raggiunge 42.145 euro, con un netto annuo di circa 28.443 euro. Il confronto riguarda circa 5,7 milioni di giovani lavoratori e 11,9 milioni di dipendenti con più di 50 anni.
Esperienza professionale, avanzamenti di carriera, scatti di anzianità e premi di produttività contribuiscono a spiegare parte della differenza. Anche gli inquadramenti iniziali incidono sulle retribuzioni: molti giovani entrano nel mercato del lavoro attraverso contratti di apprendistato, che possono prevedere compensi inferiori durante il percorso formativo.
Finanza e comunicazione, il divario supera il 42%
Le differenze cambiano sensibilmente in base al settore economico. Nelle attività finanziarie e assicurative, il divario salariale raggiunge il 42,4%, mentre nei servizi di informazione e comunicazione sale al 42,5%. Nell’industria manifatturiera lo scarto si attesta al 28,9% e nel commercio al 29,6%. La distanza si riduce nei trasporti, dove arriva al 18,5%, e nei servizi di alloggio e ristorazione, con il 19,2%. In sanità e assistenza sociale scende al 13,7%, ma questo dato non implica necessariamente stipendi elevati.
Il potere d’acquisto resta sotto pressione
Negli ultimi dieci anni il divario si è ridotto: nel 2014 raggiungeva il 34,5%. Tuttavia, il recupero non ha garantito un miglioramento del potere d’acquisto. Tra il 2014 e il 2024, le retribuzioni medie sono aumentate del 17% in termini nominali, ma, considerando l’inflazione, il valore reale ha registrato una variazione negativa dello 0,9%. Il quadro evidenzia quindi una difficoltà strutturale: i giovani lavoratori devono affrontare stipendi inferiori e una perdita del potere d’acquisto, anche quando riescono a ottenere un impiego stabile a tempo pieno.
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