Giuseppe Conte alza i toni sul caso Delmastro con due interviste rilasciate stamani a La Stampa e a Domani.
Il leader M5s chiede un passo indietro immediato: il sottosegretario «non può rimanere un’ora in più al suo posto per ragioni di minima igiene istituzionale». E contesta alla radice la sua versione, definendola poco credibile e offensiva per i cittadini: «ma davvero pensa che abbiano l’anello al naso?».
Come Suburra
Per Conte è «impossibile» che Delmastro non sapesse con chi stava facendo affari.
«Bastava digitare quel nome (quello di Mauro Caroccia) su Google per capire di che soggetto stiamo parlando. Persino il fratello di Caroccia in un’intervista ha spiegato che tutti sapevano chi fosse. E poi Delmastro è un sottosegretario, sta in un osservatorio privilegiato e in altre occasioni, come nel caso di Cospito, ha avuto accesso a informazioni addirittura del 41 bis».
Per Conte, dunque, non si può parlare di “una leggerezza”, come ha fatto Meloni: la vicenda, piuttosto, «pare la sceneggiatura del film Suburra». E diventa il simbolo di una politica «spregiudicata», pronta a muoversi anche in contesti opachi pur di fare affari.
Meloni sotto ricatto
Conte chiama in causa direttamente la premier, accusandola di difendere l’indifendibile.
«Meloni aveva detto di non essere ricattabile e invece prevale il condizionamento reciproco, giustificato da una incultura istituzionale per cui, in nome dell’investitura popolare, si sentono sopra la legge, sottratti a ogni controllo».
L’ex premier è ancor più duro nell’intervista a Domani: Meloni sarebbe «sotto ricatto di Delmastro, di Santanché, e di tutti coloro che una volta scoperti a ravanare nel malaffare, anche sui territori, rimangono orgogliosamente al loro posto».
E chiude: «Questo è il premierato che hanno in testa: l’arroganza della casta».
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