Un silenzio che pesa più di tante parole. Soprattutto quando a tacere è la Rai, cioè il servizio pubblico pagato dai cittadini. La vicenda che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, finito al centro di polemiche per i rapporti con il prestanome del clan Senese, non è una notizia di secondo piano. Eppure nei telegiornali principali, Tg1 e Tg2, non si è visto nulla. Nessun titolo, nessun servizio, nessuna domanda.
A denunciare il caso è stata la presidente della Commissione di vigilanza Rai del Movimento 5 Stelle, Barbara Floridia, con parole dure. «Tre giorni. Tg1 e Tg2. Zero assoluto sulla vicenda di Andrea Delmastro. Non un titolo, non un servizio, non un accenno. Blackout totale su una storia che parla di politica, affari e legami imbarazzanti con l’orbita del clan Senese».
Il punto non è solo il destino politico di un sottosegretario. Qui si gioca la credibilità dell’informazione pubblica. La par condicio non può diventare un alibi per spegnere le notizie scomode. E ora che il referendum è finito, il silenzio continua a fare rumore. Floridia lo dice senza giri di parole: «Chi paga il canone non merita un simile buco nero nell’informazione. Chi ha deciso questo blackout sul caso Delmastro?». Domanda semplice. Risposta che, per ora, non arriva. E il sospetto cresce: quando il potere è in difficoltà, la tv pubblica abbassa il volume.
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