Solo ieri Donald Trump aveva annunciato una svolta: «Stanno parlando con noi e dicono cose sensate». E ancora: «Non voglio dirlo in anticipo, ma hanno accettato: non avranno mai un’arma nucleare».
Da Teheran arriva però una smentita frontale. «Siete così nei guai che negoziate con voi stessi», ha attaccato un portavoce militare iraniano. Parole che, almeno all’apparenza, smonterebbero il racconto di una trattativa già incanalata e mostrerebbero un Iran tutt’altro che disposto a concedere una rinuncia unilaterale sul nucleare.
Il piano in 15 punti
Sul tavolo c’è un piano in 15 punti elaborato da Washington che secondo Al Jazeera sarebbe stato consegnato all’Iran tramite il Pakistan. Assieme a Islamabad, la Turchia sarebbe il paese più impegnato nel lavoro di mediazione. Nonostante la secca di smentita di Teheran, i media parlano di una possibile svolta entro 48 ore.
Allo stato attuale è però difficile comprendere come Iran e Stati Uniti possano trovare un accordo su alcuni punti cruciali. Teheran pretende in particolare garanzie formali che non ci saranno nuovi attacchi, il risarcimento dei danni causati e il mantenimento del programma missilistico. Richieste che, se accettate, equivarrebbero per gli Stati Uniti a una sostanziale ammissione di sconfitta.
Il rischio di un’altra escalation
Mentre la diplomazia prova a muoversi e nonostante il rallentamento dei giorni scorsi, il conflitto prosegue.
Migliaia di soldati americani si preparano all’eventualità, ancora remota, di un’invasione di terra mentre l’Iran rivendica il lancio di missili contro la portaerei Abraham Lincoln.
Un’escalation che potrebbe complicare anche la posizione interna di Trump: un aumento delle perdite tra i militari rischierebbe di far calare ancora la popolarità del presidente (già sotto il 36%) e della sua amministrazione quando alle elezioni di mid-term mancano ormai soltanto pochi mesi.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
