Milano oggi si sveglia sotto tensione. In piazza Duomo la Lega organizza una manifestazione che ruota attorno a un concetto discusso e radicale: la remigrazione. Non un semplice slogan politico, ma un’idea che punta al rimpatrio di persone con background migratorio anche se nate o cresciute in Europa. Una proposta che molti giuristi considerano in contrasto con la Costituzione, perché introduce criteri legati all’origine familiare e non ai comportamenti individuali, mettendo in discussione il principio di uguaglianza.
Alla fine il cosiddetto “Remigration summit” è diventato un’altra cosa. Senza il sostegno degli altri partiti del centrodestra, la manifestazione si trasforma di fatto in un grande comizio della Lega. Fratelli d’Italia resta defilata, mentre Forza Italia sceglie una strada opposta e scende in piazza contro l’iniziativa dell’alleato. Un segnale politico forte, che mostra quanto il tema sulla politica migratoria divida la coalizione.
Lo scontro politico è esploso già nei giorni scorsi in Consiglio comunale. I consiglieri di Forza Italia si sono astenuti su un ordine del giorno contro la manifestazione della Lega. Un gesto che ha permesso l’approvazione del documento e che i leghisti hanno letto come un tradimento. Da allora il clima si è fatto pesante, con accuse incrociate e telefonate tese tra i vertici locali.
Ma la vera rottura arriva oggi. All’Arco della Pace, mentre la Lega riempie piazza Duomo, Forza Italia organizza un sit-in dal titolo “Con coraggio”. L’iniziativa è stata promossa da Amir Atrous, responsabile immigrazione del partito a Milano, con l’obiettivo di difendere l’idea di integrazione e dare voce alle seconde generazioni. Non tutti, però, sono allineati dentro il partito. Il leader Antonio Tajani ha preso le distanze parlando di un’iniziativa personale. Al contrario, figure di peso come Stefania Craxi e Letizia Moratti hanno scelto di sostenere apertamente la manifestazione degli azzurri e di criticare la linea della Lega sulla remigrazione. Una divisione interna che riflette il tentativo degli azzurri di ridefinire la propria identità politica.
Il corteo voluto dal partito di Matteo Salvini assume anche il valore di una vetrina per l’estrema destra europea. Sul palco sono attesi esponenti di primo piano del fronte sovranista, a partire dal francese Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national. Insieme a lui sono annunciati l’olandese Geert Wilders e la greca Afroditi Latinopoulou. Un parterre che rafforza l’immagine di un raduno identitario e radicale, lontano dalla linea del centrodestra italiano.
Intanto la città si prepara ai cortei di protesta. Non ci saranno solo centri sociali. A scendere in strada sono associazioni storiche e organizzazioni della società civile come Arci, Anpi e il partito Alleanza Verdi e Sinistra, con un corteo in partenza da piazza Lima e arrivo in piazza Santo Stefano. Un secondo corteo, promosso da collettivi e realtà studentesche, partirà da via Borgogna con un passaggio in corso di Porta Vittoria. Le forze dell’ordine hanno predisposto un massiccio dispositivo di sicurezza per evitare contatti tra i manifestanti.
Dal fronte delle associazioni arrivano parole dure. Dall’Anpi spiegano che «la remigrazione è un’idea pericolosa perché divide le persone in base all’origine e riporta indietro la cultura democratica del Paese». Una posizione condivisa anche da Alleanza Verdi e Sinistra, che definisce la proposta «un progetto discriminatorio che non ha spazio nella Costituzione italiana».
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