Nicole Minetti può essere il colpo di grazia per il governo Meloni? Giochi di parole a parte, le indiscrezioni sulle “supposte falsità” presenti nei documenti consegnati dall’ex consigliera regionale della Lombardia per la concessione della clemenza hanno provocato un nuovo terremoto nel ministero della Giustizia. Alle 13 in punto, Carlo Nordio è arrivato a Palazzo Chigi, dove è rimasto per oltre un’ora. Secondo fonti ufficiali avrebbe incontrato il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro di Giorgia Meloni, per discutere alcuni provvedimenti in materia di giustizia. Sembra difficile credere, però, che l’argomento Minetti non sia stato in alcun modo trattato.
Da ieri, dopo la richiesta del Quirinale, proseguono le verifiche interne, così come le indagini della Procura e dell’Interpol, che in pochi giorni potrebbero far chiarezza sulla veridicità dei documenti consegnati da Minetti. Se le accuse si rivelassero vere, il governo Meloni subirebbe un nuovo e pesante contraccolpo.
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, infatti, l’opposizione è insorta contro Nordio, ricordando come le verifiche sullo status della 41enne spettassero al suo ministero e al procuratore generale di giustizia. Lo stesso Quirinale, chiedendo verifiche sulle accuse rivolte a Minetti, ha chiarito di non avere a disposizione gli strumenti per le indagini del caso. Il Colle decide solo sulla base dei documenti che ottiene dal ministero e dalla Procura. Da qui, forse, la necessità che Nordio chiarisse direttamente con Palazzo Chigi.
L’opposizione chiede le dimissioni di Nordio
Eppure, a Via Arenula il meccanismo dello scaricabarile è già stato attivato. C’è chi infatti già accusa l’ex capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, di essere la responsabile della presunta svista. Da lei o dai vertici dell’ufficio grazie, degli Affari Interni e degli Affari di Giustizia, però, non è ancora arrivata alcuna smentita ufficiale. La domanda, comunque, rimane la stessa. Perché le verifiche non sono state fatte prima?
Proprio su tale quesito è insorta l’opposizione. “Siamo di fronte all’ennesimo disastro istituzionale, politico ed etico firmato Nordio”, ha dichiarato Nicola Fratoianni di Avs, per poi aggiungere: “Il ministro avrebbe già dovuto rassegnare le dimissioni ai tempi del caso Almasri e non lo ha fatto neanche con la batosta del referendum sulla separazione delle carriere. Ora farebbe bene a dimettersi”. Secondo il centrosinistra, il caso in questione sarebbe la dimostrazione che per il centrodestra la giustizia si modifica a seconda dell’importanza e del potere della figura da giudicare.
Il M5S, tramite le parole del capogruppo al Senato Luca Pirondini, ha annunciato di voler chiedere un’informativa di Nordio in Aula sul caso. “Dia spiegazioni chiare senza cercare nuovi capri espiatori e poi tolga il disturbo”, hanno aggiunto i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato. Secondo Matteo Renzi di Iv, invece, il caso avrebbe radici più profonde, tali da dover provocare le dimissioni della stessa Presidente del Consiglio. In fin dei conti, se Nordio dovesse cedere sotto queste nuove accuse, è possibile che porti con sé l’intero governo.
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