mercoledì 15 Luglio 2026
Lo scandalo della sospensione della squalifica di Folarin Balogun. In foto: Donald Trump e Gianni Infantino. EPA/WILL OLIVER

Trump ordina, Infantino esegue: il caso Balogun umilia il calcio

La sospensione della squalifica dell'attaccante statunitense è arrivata dopo una telefonata di Trump al presidente della Fifa. Federazioni e appassionati in rivolta: «Una vergogna, questo non è più calcio»

Di Redazione
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La Fifa ha sospeso la squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante degli che, espulso contro la Bosnia, avrebbe dovuto saltare la gara successiva contro il Belgio. Contrordine: Balogun ci sarà. Come riporta il New York Times, la decisione, senza precedenti, è arrivata a seguito di una telefonata di all’amico , presidente della Fifa, e ha provocato l’inevitabile protesta della federazione belga, la dura reazione dell’Uefa e le critiche di ogni uomo di sport e appassionato di calcio.

La squalifica sospesa

La Fifa ha basato la decisione sull’articolo 27 del Codice disciplinare, che consente alla Commissione disciplinare di sospendere l’esecuzione di una sanzione già inflitta. Una decisione che però ha un unico precedente risalente al 1962, quando venne annullata la squalifica del brasiliano Garrincha perché l’ dimenticò di firmare il referto. L’altro precedente tirato in ballo è quello, più recente, di , che però ha comunque scontato una giornata di squalifica delle tre inflittegli per aver dato una gomitata a un avversario: in quel caso, non si voleva far perdere le prime due giornate del a uno dei giocatori più vincenti della del calcio. Un’ingiustizia, chiaramente. Ma stavolta si è andati ben oltre.

Il rapporto tra Trump e Infantino

Secondo il New York Times, è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a chiamare il presidente della Fifa Gianni Infantino per chiedergli la sospensione della squalifica di Balogun. Il rapporto tra Trump e Infantino è noto. Il presidente della Fifa è spesso invitato alla Bianca, ha aperto un ufficio di rappresentanza nella Trump Tower di New York e lo scorso anno, per consolare Donald per la mancata assegnazione del Nobel per la Pace, volle creare e consegnargli di persona il grottesco Premio Fifa per la Pace.
È bastata una telefonata del suo amico perché Infantino si prostrasse, imponendo una decisione senza logica né precedenti.

Il ricorso del Belgio

La RBFA, la federazione del calcio belga, si è detta «sbalordita» dalla decisione della Fifa e ha osservato che la regola della squalifica è stata applicata a tutti gli altri cartellini rossi mostrati durante il torneo. Ha dunque presentato ricorso contro la sospensione della squalifica di Balogun e ora, come la federcalcio statunitense, dovrà depositare le proprie memorie davanti a un membro indipendente del Comitato d’appello. Non è chiaro se il verdetto arriverà prima della partita, né se l’appello possa davvero portare a un nuovo cambio di posizione. Il Belgio ha chiesto anche le motivazioni della decisione e il rapporto dell’organo arbitrale Fifa.

Uefa: «Decisione ingiustificabile»

In difesa del Belgio è intervenuta anche l’Uefa, che ha apertamente la scelta della Fifa. In una nota parla di decisione che «ha oltrepassato un limite invalicabile». «Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su , che sono alla base di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso no. Una squalifica automatica minima di una giornata a seguito di un cartellino rosso non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere emanata». Cambiare criterio nel mezzo del torneo, dopo che altri giocatori hanno già scontato la sanzione, rischia di compromettere «l’integrità del gioco» e «la credibilità della competizione».

Malagò: «Precedente pericolosissimo»

Giovanni Malagò ha definito il caso «un’assurdità». Il presidente della Figc ha ricordato che esiste un precedente con Cristiano Ronaldo, ma su una squalifica multipla, e un altro caso risalente al 1962. «Questo è un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. Sono fautore di questo Mondiale, in cui gli stadi sono pieni, c’è una festa delle tifoserie. Ma quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio», ha detto a Radio Anch’io Sport.
Durissimo anche Marco Tardelli, campione del mondo nel 1982: «La Fifa prende ordini», ha detto. «Una vergogna, questo non è più calcio».

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