mercoledì 15 Luglio 2026
Scontro sulle nomine per la Vigilanza Rai. Foto: Il cavallo di Viale Mazzini. ANSA_Ettore Ferrari

Vigilanza Rai, le opposizioni sfidano La Russa e Fontana: «Nessun nome»

Ribadita la linea già annunciata il giorno stesso delle dimissioni: nessun partito di minoranza indicherà nuovi componenti per la commissione: «Se forzano, ci dimettiamo»

Di Redazione
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Le opposizioni non indicheranno nuovi componenti per la commissione di . Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Azione e +Europa preparano una risposta dura ai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo , che hanno chiesto ai gruppi di ricostituire l’organismo dopo le in massa. Per il centrosinistra non è una questione di caselle da riempire, ma di sostanza: si vuole una riforma della Rai in conformità al Media Freedom Act europeo.

Il no ai nuovi

La linea, già chiara, è stata ribadita dalla riunione delle opposizioni a Montecitorio. Salvo sorprese, nessun partito di minoranza invierà i nomi richiesti da La Russa e Fontana. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, Chiara Braga e Stefano Graziano per il Pd, Dario Carotenuto per il M5s, Angelo Bonelli per Avs, Maria Elena Boschi per Italia Viva e Matteo Richetti per Azione.
«Per due anni i presidenti delle camere non hanno fatto nulla e ora agiscono in maniera burocratica», osservano gli esponenti delle minoranze. Ricostituire la Vigilanza senza cambiare nulla, sostengono, significherebbe tornare allo stesso blocco che ha paralizzato la commissione per quasi due anni.

Il nodo del Media Freedom Act

Il punto centrale resta il Media Freedom Act, il regolamento europeo che punta a rafforzare l’indipendenza dei media pubblici. Per le opposizioni, adeguarsi davvero significherebbe togliere al governo il potere di nomina dell’amministratore delegato Rai e ridurre il controllo politico su viale Mazzini.
Il provvedimento è fermo da mesi in Senato e la commissione che avrebbe dovuto occuparsene è stata sconvocata. Le minoranze accusano la destra di voler rinviare la riforma e intanto rimettere in piedi una Vigilanza controllabile a un anno dalle elezioni.

«Se forzano, ci dimettiamo»

La settimana scorsa la presidente e tutti i commissari di si erano dimessi per denunciare la paralisi dell’organismo. Poco dopo si erano dimessi anche i membri della , accusando a loro volta il centrosinistra di aver bloccato l’ di , candidata indicata dal centrodestra alla presidenza Rai.
Ora le opposizioni avvertono: se La Russa e Fontana procederanno d’autorità con le nomine, scatteranno nuove dimissioni. «Appare evidente la strategia della destra basata su quanto hanno fatto in commissione Covid, con l’obiettivo di occupare anche la Vigilanza a un anno dalle elezioni. Se lo facessero saremmo di fronte a un golpe parlamentare», dicono i capigruppo M5S al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi.

Forza Italia accusa: «Scuse risibili»

Dalla maggioranza arriva la risposta dura. «Continua imperterrita la volontà di parte dell’opposizione di bloccare tutto, ricorrendo a scuse risibili», dichiarano i capigruppo di Forza Italia Stefania e Enrico Costa. Gli azzurri hanno già comunicato i propri nomi: Maurizio Gasparri, Roberto Occhiuto, Roberto Rosso, Rita Dalla Chiesa e Andrea Orsini. LO stesso hanno fatto gli altri partiti di governo.
I presidenti delle Camere potrebbero comunque procedere d’imperio alla ricostituzione della commissione per garantirne l’operatività. Ma l’orientamento, al momento, sarebbe quello di evitare forzature immediate e concedere ancora qualche giorno alle opposizioni prima di un nuovo sollecito.

Cda Rai e par condicio

Tra le ipotesi che circolano a Montecitorio c’è anche una mossa estrema: le dimissioni dei componenti del Cda Rai in quota opposizioni. Ma la strada è complicata. La scelta non è nella disponibilità diretta dei partiti e, soprattutto, le minoranze non concordano sulla sua reale utilità. «Potrebbe essere persino controproducente», avverte un parlamentare di opposizione.
Nel frattempo, una Vigilanza paralizzata rischia di non approvare i regolamenti sulla par condicio negli spazi televisivi prima delle elezioni. Per questo le opposizioni pensano di spostare il conflitto fuori dal solo terreno parlamentare: già nella giornata di mercoledì potrebbe essere annunciata una manifestazione per denunciare l’occupazione politica del servizio pubblico.

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