Il Movimento 5 Stelle presenta cinque proposte di legge contro le mafie e la corruzione e stabilisce un punto fermo anche per il campo progressista: il reato di abuso d’ufficio va reintrodotto. Il leader pentastellato Giuseppe Conte lo dice a pochi giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio, accusando il governo Meloni di fare «passerelle» mentre indebolisce gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata.
Conte: «Non c’è più da discutere»
La conferenza stampa si intitola «Le mafie dilagano, dal governo immobilismo e passerelle». Con Conte ci sono Luigi Nave, Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho. Il leader del M5S parte dall’omaggio a Paolo Borsellino: «Questa è una settimana particolare perché ci porta a una delle più tragiche ricorrenze del Paese: il 19 luglio ci fu l’uccisione di Borsellino e della sua scorta. Occasioni come queste non possono essere innaffiate dalla retorica, ma occorrono fatti concreti e buona politica».
Anche per questo, dice Conte, «Non c’è da discutere. L’abuso d’ufficio sarà nel nostro programma»
«Meloni lascia un’eredità pericolosa»
Per Conte l’abuso d’ufficio è «una condotta non solo odiosa in sé ma spesso spia di corruzione e di reati più gravi».
«Quando sono stato al governo, credo nel 2020», ha ricordato, «io stesso ho proposto una ridefinizione di questa fattispecie che originariamente era molto generica. L’avevamo definita perché fosse uno strumento utile per gli investigatori».
L’ex premier ha presentato il programma del partito in materia di giustizia, un programma che prevede una cesura netta con l’attuale esecutivo: «Al governo dovremo fare piazza pulita di tutte le norme che hanno segnato questo arretramento. Dobbiamo portare al tavolo con le altre forze di opposizione un taglio netto con l’eredità pericolosa del governo Meloni».
Le cinque proposte
Il pacchetto M5S punta a rafforzare gli strumenti investigativi e penitenziari. Tra le misure ci sono il ritorno alla piena utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate, norme più rigide sui benefici penitenziari, il divieto di giudizio abbreviato per i capimafia e interventi sulle carceri di alta sicurezza e, appunto, il ripristino dell’abuso d’ufficio, su cui servirà però trovare un’intesa con il Pd. Due anni fa molti dem votarono infatti a favore della riforma voluta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, poi censurata anche in sede europea.
Il Movimento propone anche strumenti contro l’ingresso dei cellulari in carcere, compresi jammer per neutralizzare i droni, e maggiori controlli nei colloqui dei detenuti a rischio.
Scarpinato: «Mafie fuori controllo»
Roberto Scarpinato, ex magistrato, senatore e membro della Commissione parlamentare antimafia, ha parlato di una vera e propria emergenza: «La situazione è fuori controllo, le mafie dei colletti bianchi e quelle militari stanno imperversando da nord a sud. Lo straordinario lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine non basta perché nel frattempo il governo sta spuntando loro le armi».
Scarpinato ha attaccato l’azione dell’Esecutivo su tutta la linea: «Il risultato di questi anni disastrosi è una totale sfiducia dei cittadini davanti all’arretramento dello Stato. Non ci si può commuovere davanti alla macchina di Falcone e poi rimanere a guardare le mafie che spadroneggiano o addirittura favorire quelle dei colletti bianchi».
Per questo, secondo Scarpinato, «Dobbiamo decidere se fare antimafia di vetrina o prendere il toro per le corna. È finito il tempo di fare antimafia da vetrina e commuoversi davanti all’auto di Giovanni Falcone e poi rimanere passivi».
De Raho: «Il governo ha indebolito la lotta a mafie e corruzione»
Anche l’ex Procuratore nazionale Antimafia, il senatore Federico Cafiero De Raho, oggi membro della commissione parlamentare, ha criticato duramente il centrodestra: «Ditemi quali leggi hanno proposto il governo e la maggioranza per contrastare la mafia in quasi quattro anni di legislatura. Ve lo dico io: nessuna».
Secondo Cafiero De Raho, l’unica norma rivendicata dal centrodestra «è quella sull’ergastolo ostativo che hanno dovuto fare perché costretti dalla Corte Costituzionale. Peccato che preveda un trattamento migliore per i mafiosi omertosi rispetto a quello riservato a chi collabora con la giustizia. Quella legge è una misura a vantaggio dei mafiosi». Per il resto, prosegue, «Le leggi del governo Meloni hanno pesantemente indebolito la lotta a mafia e corruzione».
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