I rapporti tra Iran, Israele e Stati Uniti sono segnati da forti tensioni fin dalla fine degli anni Settanta. Il punto di svolta arriva con la rivoluzione islamica del 1979, quando l’Iran passa da alleato dell’Occidente a uno dei suoi principali avversari in Medio Oriente. Da allora si alternano negoziati, crisi, sabotaggi e scontri militari indiretti, fino all’escalation degli ultimi anni.
Dalle origini alla rivoluzione islamica
Negli anni Sessanta l’Iran collabora strettamente con gli Stati Uniti. Nel 1967 ottiene il primo reattore nucleare civile nell’ambito del programma americano “Atomi per la pace”. Il Paese è guidato dallo scià Mohammad Reza Pahlavi, alleato di Washington e in buoni rapporti con Israele.
La situazione cambia radicalmente nel 1979. La rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini costringe lo scià alla fuga e trasforma l’Iran in una repubblica islamica ostile agli Stati Uniti e a Israele. Nello stesso anno studenti iraniani occupano l’ambasciata americana a Teheran e tengono in ostaggio diplomatici statunitensi per 444 giorni. Il programma nucleare viene sospeso e Israele diventa il principale nemico dichiarato della nuova leadership iraniana.
Il problema del nucleare
La questione nucleare torna al centro dell’attenzione nel 2002, quando viene scoperto l’impianto segreto di Natanz per l’arricchimento dell’uranio. Le principali potenze europee avviano negoziati con Teheran e nel 2003 l’Iran accetta temporaneamente di sospendere le attività nucleari più sensibili. Nel 2006 però il governo iraniano decide di riprendere l’arricchimento dell’uranio dopo l’elezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, sostenitore di una linea dura verso l’Occidente. In quegli anni gli Stati Uniti mantengono anche contatti segreti con l’Iran attraverso l’Oman, mentre aumentano le operazioni clandestine contro il programma nucleare iraniano. Nel 2010 il virus informatico Stuxnet, attribuito a Stati Uniti e Israele, danneggia numerose centrifughe iraniane.
L’accordo sul nucleare e la sua crisi
Nel 2015 Iran e potenze mondiali raggiungono uno storico accordo sul nucleare, chiamato JCPOA. Teheran accetta di limitare l’arricchimento dell’uranio in cambio della revoca delle sanzioni economiche. L’intesa entra però in crisi pochi anni dopo. Nel 2018 Israele sostiene di aver ottenuto documenti segreti che dimostrano l’esistenza di un programma nucleare nascosto. Nello stesso anno gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, escono unilateralmente dall’accordo.
Da quel momento aumentano sabotaggi e attacchi contro le strutture nucleari iraniane. Tra il 2020 e il 2022 si verificano esplosioni sospette negli impianti, attacchi informatici e omicidi mirati di scienziati nucleari attribuiti a Israele. Nel 2021 l’Iran porta l’arricchimento dell’uranio fino al 60 per cento, vicino al livello necessario per costruire un’arma nucleare.
Dallo scontro indiretto a quello diretto
L’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 segna una nuova fase. L’Iran sostiene politicamente e militarmente il movimento palestinese e lo scontro con Israele si intensifica. Nel 2024 Israele colpisce obiettivi iraniani in Siria e Teheran reagisce lanciando per la prima volta attacchi diretti contro Israele con centinaia di droni e missili. Israele risponde con bombardamenti mirati sul territorio iraniano. Nello stesso periodo vengono uccisi leader legati all’Iran, tra cui il capo politico di Hamas Ismail Haniyeh e il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah.
La “Guerra dei 12 giorni”
Nel giugno 2025 la tensione esplode in uno scontro aperto. Israele lancia una vasta offensiva contro impianti nucleari e installazioni militari iraniane, uccidendo importanti comandanti e scienziati. Gli Stati Uniti intervengono bombardando siti nucleari iraniani. Teheran risponde con missili e droni contro Israele e attacca anche basi americane nella regione. Dopo giorni di combattimenti viene raggiunto un cessate il fuoco, definito “Guerra dei 12 giorni”, ma la tensione rimane altissima.
Proteste e crisi interna
Alla fine del 2025 scoppiano grandi proteste in Iran contro la crisi economica e il governo. La repressione è molto dura e provoca migliaia di vittime secondo diverse stime. Gli Stati Uniti minacciano un possibile intervento in difesa dei manifestanti, mentre l’Iran avverte che un’azione militare americana provocherebbe il caos in tutta la regione. L’Unione Europea impone nuove sanzioni e inserisce i Guardiani della Rivoluzione tra le organizzazioni terroristiche.
Nuovi negoziati e tensioni
Nel febbraio 2026 riprendono i negoziati tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare, con la mediazione dell’Oman. Teheran afferma di non voler costruire armi nucleari e si dice pronta a controlli internazionali. Secondo alcune indicazioni l’Iran è disposto a ridurre le scorte di uranio arricchito in cambio della revoca delle sanzioni. Nonostante i colloqui, il rischio di guerra resta alto. Gli Stati Uniti inviano portaerei nella regione e minacciano nuovi attacchi se non si raggiunge un accordo.
Nuova escalation
Alla fine di febbraio 2026 la crisi raggiunge un nuovo livello. Israele annuncia un attacco preventivo contro l’Iran, con la partecipazione degli Stati Uniti, sostenendo di voler eliminare le minacce contro lo Stato israeliano. Il confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti resta così uno dei principali fattori di instabilità internazionale, con la questione nucleare al centro dello scontro e con il rischio costante di un conflitto più ampio.
