Fares Bouzidi, il 22enne tunisino condannato a due anni e otto mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale tornerà sul banco degli imputati il 17 giugno.
Sempre a giugno, dell’anno scorso però, risale la prima condanna a carico del 22enne, emessa tramite rito abbreviato dal gup Fabrizio Filice. Oltre alla detenzione, il giovane dovrebbe risarcire con 2 mila euro ognuna delle parti civili coinvolte, ossia ciascuno dei sei carabinieri che con tre auto parteciparono al suo inseguimento.
La somma, come richiesto dai legali dei sei militari dell’arma, fra cui Paolo Sevesi e Arianna Dutto, sarebbe destinata a compensare il danno morale.
Richiesta di appello
Tuttavia la difesa di Bouzidi, coi legali Debora Piazza e Marco Romagnoli, ha presentato appello per chiedere il proscioglimento. Secondo i due avvocati, infatti: le stesse espressioni utilizzate dai carabinieri durante l’inseguimento, documentate “dalle registrazioni della dash cam e body cam” rivelano “un atteggiamento di disprezzo e sopruso incompatibile con il corretto esercizio della funzione pubblica e una condotta improntata a prepotenza e tracotanza, palesemente sproporzionata rispetto alle finalità perseguite”.
La procura ha anche chiesto per Fares Bouzidi il processo per omicidio stradale in concorso con il carabiniere, Antonio Lenoci, che guidava l’ultima macchina inseguitrice (eccesso colposo nell’adempimento del dovere). Sugli altri carabinieri pende invece l’accusa di favoreggiamento e depistaggio.
La vicenda
Fares Bouzidi è il giovane tunisino che la sera del 24 novembre 2024, a Milano, guidava senza patente uno scooter con a bordo Ramy Elgaml. Dopo non essersi fermati a un posto di blocco i due giovani sono stati inseguiti per 8 km dai Carabinieri. Durante la fuga Fares Bouzidi ha perso il controllo dello scooter e nello schianto Ramy, 19enne egiziano, ha perso la vita.
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