domenica 30 Agosto 2026
Giorgio Parisi e Ignazio La Russa (ANSA_Riccardo Antimiani). Collage.

«Ci abitueremo al caldo? Sì, al camposanto». Il premio Nobel Parisi risponde a La Russa

Il presidente del Senato aveva minimizzato i rischi dell'ondata di calore. All'evento "Energia, Democrazia, Pace", il fisico ha ironizzato: «Sotto un metro di terra non si sente tanto caldo»

Di Giustino Marai
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Giorgio Parisi risponde a Ignazio La Russa sulla crisi climatica e sulle provocate dal . Il per la Fisica contesta le del presidente del Senato, che aveva detto: «Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo». Il caldo, osserva Parisi, uccide già oggi e le aumentano con l’aggravarsi della crisi climatica.

L’intervento di Parisi

Nel fine settimana La Russa aveva minimizzato i rischi legati all’aumento delle : «Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo», aveva detto il presidente del Senato.
Intervenuto a margine dell’evento “Energia, Democrazia, “, organizzato da Alleanza -Sinistra, Parisi ha attaccato: «Da una parte c’è un ministro ci dice che il nucleare serve a consumare meno gas ed evitare il cambiamento climatico. Dall’altra, nella stessa destra, c’è chi dice che il cambiamento climatico non esiste o che ci si può tranquillamente adattare, come ha detto il presidente del Senato», ha detto. «Certo che si muore di caldo. Magari non il presidente del Senato, che immagino abbia l’ condizionata».

«Sotto un metro di terra non si sente tanto caldo»

Parisi ha ricordato che l’aumento delle temperature rende più frequenti e più pesanti gli eventi estremi, a partire dalle ondate di calore. A pagare il più alto sono le persone vulnerabili, gli anziani e chi non può proteggersi in ambienti freschi. «Non serve fare delle indagini approfondite per scoprirlo», ha detto. «Basta confrontare il numero di morti di anno in anno».
E a chi gli ha chiesto se sia possibile abituarsi a questo caldo, il fisico ha risposto con sarcasmo: «Guardi, se uno sta al camposanto, sotto un metro di terra, non sente tanto caldo. Quindi, alla fine lì ci si abitua».

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