mercoledì 15 Luglio 2026
Giorgio Parisi e Ignazio La Russa (ANSA_Riccardo Antimiani). Collage.

«Ci abitueremo al caldo? Sì, al camposanto». Il premio Nobel Parisi risponde a La Russa

Il presidente del Senato aveva minimizzato i rischi dell'ondata di calore. All'evento "Energia, Democrazia, Pace", il fisico ha ironizzato: «Sotto un metro di terra non si sente tanto caldo»

Di Giustino Marai
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Giorgio Parisi risponde a Ignazio sulla crisi climatica e sulle morti provocate dal caldo. Il premio Nobel per la Fisica contesta le parole del del , che aveva detto: «Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo». Il caldo, osserva Parisi, uccide già oggi e le aumentano con l’aggravarsi della crisi climatica.

L’intervento di Parisi

Nel fine settimana La Russa aveva minimizzato i rischi legati all’aumento delle temperature: «Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo», aveva detto il presidente del Senato.
Intervenuto a margine dell’evento “Energia, , “, organizzato da Alleanza Verdi-Sinistra, Parisi ha attaccato: «Da una parte c’è un ministro ci dice che il nucleare serve a consumare meno gas ed evitare il cambiamento climatico. Dall’altra, nella stessa , c’è chi dice che il cambiamento climatico non esiste o che ci si può tranquillamente adattare, come ha detto il presidente del Senato», ha detto. «Certo che si muore di caldo. Magari non il presidente del Senato, che immagino abbia l’aria condizionata».

«Sotto un metro di terra non si sente tanto caldo»

Parisi ha ricordato che l’aumento delle temperature rende più frequenti e più pesanti gli eventi estremi, a partire dalle ondate di calore. A pagare il prezzo più alto sono le persone vulnerabili, gli e chi non può proteggersi in ambienti freschi. «Non serve fare delle indagini approfondite per scoprirlo», ha detto. «Basta confrontare il numero di morti di anno in anno».
E a chi gli ha chiesto se sia possibile abituarsi a questo caldo, il fisico ha risposto con sarcasmo: «Guardi, se uno sta al , sotto un metro di terra, non sente tanto caldo. Quindi, alla fine lì ci si abitua».

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