Donald Trump prova a rassicurare l’opinione pubblica dopo l’ennesima visita al Walter Reed National Military Medical Center, ma negli Stati Uniti il dibattito sulle sue condizioni fisiche e cognitive si sta facendo sempre più acceso. A meno di venti giorni dal suo ottantesimo compleanno, il presidente è tornato per la terza volta in tredici mesi all’ospedale militare, alimentando interrogativi che la Casa Bianca continua a liquidare come speculazioni politiche.
I dubbi sulle sue reali condizioni
Trump si era già recato al Walter Reed nell’aprile 2025 per il check-up annuale e nuovamente in ottobre per approfondimenti cardiovascolari e addominali. Dopo l’ultima visita ha scritto su Truth Social: “Ho appena terminato la mia visita medica semestrale presso il Walter Reed Military Medical Center. È risultato tutto perfetto”. Ma certo le sue dichiarazioni non sono sufficienti a fugare i dubbi.
Negli ultimi mesi medici indipendenti e osservatori hanno segnalato lividi frequenti sulle mani, gonfiori alle gambe e momenti di apparente sonnolenza durante eventi pubblici. La Casa Bianca sostiene che gli ematomi siano causati dall’aspirina assunta per fluidificare il sangue e dalle continue strette di mano, ma diversi osservatori fanno notare che i segni compaiono anche sulla mano sinistra.
L’allarme degli specialisti
A fine aprile una trentina tra psichiatri, neurologi e psicologi statunitensi ha firmato una dichiarazione molto dura sulle condizioni del presidente. “È nostra opinione professionale che i comportamenti di Donald Trump non siano né momentanee défaillance né teatro politico”, si legge nel documento. “Riflettono un declino in rapido peggioramento, avulso dalla realtà e sempre più pericoloso”.
Tra i firmatari c’è anche Bandy Lee, presidente della World Mental Health Coalition, secondo cui “a gennaio 2025 i segnali non erano così frequenti”, mentre oggi “molti guardano alle sue mani, ai suoi occhi e alle sue espressioni durante gli eventi pubblici”. Pur riconoscendo i limiti etici di una diagnosi a distanza, gli esperti ritengono che il comportamento pubblico del presidente renda necessaria una valutazione indipendente.
Il confronto con Biden
La questione richiama inevitabilmente quanto accaduto con Joe Biden durante la campagna elettorale del 2024. All’epoca i dubbi sulle condizioni del presidente democratico esplosero dopo il disastroso dibattito televisivo di Atlanta, che portò poi al suo ritiro e alla staffetta con Kamala Harris.
A differenza di Biden, però, Trump continua a mostrarsi energico, parla continuamente con i giornalisti, viaggia e passa ore sui campi da golf. Secondo Thomas Gift, direttore del Centre on U.S. Politics dell’University College London, “Trump non è esattamente un esempio di salute perfetta, ma appare vigoroso”, mentre “i dubbi sulla lucidità di Biden furono amplificati dal contesto delle presidenziali”.
Il fantasma del 25esimo Emendamento
Ormai da mesi, nel dibattito americano l’ipotesi del Venticinquesimo Emendamento, il meccanismo costituzionale che consente di sospendere un presidente ritenuto incapace di governare, non è più tabù: se ne discute sempre più spesso tra commentatori, ex funzionari, persino tra alcuni esponenti conservatori critici del presidente. Al momento la strada non sembra praticabile perché richiederebbe il sostegno del vicepresidente e l’approvazione con maggioranza qualificata da parte del Congresso. Ma se le capacità fisiche e mentali di Trump si deteriorassero ulteriormente, chissà. Giusto poche settimane addietro, l’ex direttore della CIA John Brennan è stato categorico: “Il Venticinquesimo Emendamento sembra sia stato scritto pensando a Donald Trump”, ha sentenziato.
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