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sabato 18 Aprile, 2026
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Gianfranco Fini. ANSA_Angelo Carconi

Fini: “Trump è in pieno delirio di onnipotenza”

L'ex ministro degli Esteri e fondatore di Alleanza Nazionale difende Giorgia Meloni e invoca un'Europa più autonoma. Ma è morbido con Stati Uniti e Israele

Da Sergio Di Laccio
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Gianfranco Fini torna a parlare in un’intervista concessa a Il Fatto Quotidiano. Il “padre nobile” (e rinnegato) della destra italiana post-MSI, ha parlato dello scontro a distanza tra Giorgia Meloni e Donald Trump, del ruolo dell’Europa e della crisi mediorientale. Senza stupire.

Lo scontro con Trump

“Cosa penso di questa vicenda glielo riassumo così: Giorgia Meloni ha fatto benissimo a rispondere a Trump dopo le sue frasi sul Papa”.
Fini difende la presidente del Consiglio e non si dice sorpreso dalle uscite dell’ex presidente americano: “Ormai non ci si può più stupire di quanto dice il presidente americano. E la mia è una formula molto garbata, per non dire esplicitamente che Trump straparla”. Poi affonda: “La politica non può prescindere dal realismo. Lei ha preso atto di una realtà ormai evidente a tutti, ovvero che Trump è in pieno delirio di onnipotenza e attacca chiunque non lo assecondi, compresi gli alleati”.
Quanto alle reazioni delle opposizioni, Elly Schlein avrebbe fatto benissimo a schierarsi in difesa di Meloni, mentre Conte “pur di differenziarsi dalla segretaria del Pd direbbe qualsiasi cosa. Sono in una chiara competizione tra loro”.

L’orizzonte europeo

Per Fini, la direzione è segnata: “Le opposizioni possono anche dire ‘rompiamo con Washington’. Chi è al governo no. Però ormai Meloni ha preso atto che non può che stare con l’Europa”. Ma non basta, perché “Ora bisogna far sì che l’Europa sia autonoma sul piano strategico rispetto agli Stati Uniti”.
Il dubbio è che, visti i trascorsi da accolita trumpiana, sia l’Ue a non potersi fidare di Meloni. Ma anche qui, l’ex leader di Alleanza Nazionale protegge la sua pupilla: “All’inizio del secondo mandato del presidente statunitense, quando nessuno si aspettava che sarebbe diventato ciò che è ora, in tanti in Europa pensavano che Meloni potesse fare da ponte tra la Ue e Trump”.
E poi, “lei aveva preso le distanze già in altre occasioni: per esempio, quando Trump minacciò di invadere la Groenlandia, o quando offese gli alleati della Nato per il ritiro dall’Iraq, dimenticando il tributo di sangue versato anche dai nostri soldati”. L’ex ministro degli Esteri ha una buona memoria: non era facile ricordarsi le timide postille di Meloni ai precedenti deliri di Trump. erto, per farle passare per coraggiose prese di distanza ci vuole una discreta dose di fantasia.

La guerra in Iran e il genocidio

Quanto all’attacco americano all’Iran, più che sugli obiettivi e sulle terrificanti conseguenze umanitarie, il disappunto di Fini si concentra sulla scarsa pianificazione: “Tagliare la testa del serpente, ossia decapitare i vertici del potere iraniano, aveva un senso. Ma Trump si è imbarcato in un attacco senza avere una strategia e una via di uscita. E questo è indubbiamente grave”.
È lo stesso tono, vagamente critico ma sempre amichevole, che Fini adotta quando parla di Israele e del genocidio palestinese. Nonostante quanto accaduto a Gaza rientri indiscutibilmente nella definizione di genocidio elaborata dalla Convenzione ONU del 1948, Fini preferisce annacquare la realtà: “Io lo chiamo eccidio”, dice, “e credo che quella a Gaza sia stata una rappresaglia militare che ha superato ogni misura. Ma…”. Anche di fronte all’abisso, c’è sempre un ma: “Non va dimenticato cosa è stato il 7 ottobre per Israele: oltre 1.200 ebrei uccisi in poche ore. Numeri che non si vedevano dai tempi delle camere a gas”.

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