Prima inserito nero su bianco, poi eliminato nel giro di poche ore. La maggioranza fa marcia indietro sulla richiesta di rivedere gli obiettivi Nato sulle spese militari e cancella dalla mozione sul caro energia il riferimento al tetto del 5% del Pil. Un dietrofront che accende lo scontro politico in Senato e spinge le opposizioni ad accusare il governo di confusione e divisioni interne.
Il punto sparito dalla mozione
Nella prima versione del documento firmato dai capigruppo del centrodestra si chiedeva al governo di “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato”, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la difesa ma aprendo a una revisione “degli obiettivi più ambiziosi, come il 5%”.
Un passaggio che invitava anche a includere nel calcolo gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, con l’obiettivo di evitare effetti pesanti sui conti pubblici.
Poi il cambio di rotta. All’inizio della seduta a Palazzo Madama, la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone ha annunciato una riformulazione della mozione sulla sicurezza energetica. Nel nuovo testo il punto sulle spese militari è sparito.
La spiegazione della Lega
A spiegare la scelta è stato il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo: “La questione delle spese militari verrà discussa in un’altra sede, sarebbe stato problematico inserirlo in una mozione sul caro energia”.
Parole che però non hanno spento le polemiche. Il dietrofront della maggioranza aveva già provocato la reazione delle opposizioni, che hanno presentato una mozione unitaria a prima firma della senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua.
Le accuse delle opposizioni
Per Peppe De Cristofaro “è una clamorosa marcia indietro su uno dei pilastri della politica estera di Giorgia Meloni o l’ennesima furbata di un governo sempre più in difficoltà”. Il senatore di Avs aggiunge: “Da tempo chiediamo al governo di non dare seguito alla folle proposta americana di aumentare la spesa militare al 5%, che distoglie risorse dalle vere emergenze dell’Italia e degli italiani”.
Duro anche il capogruppo del M5s al Senato, Luca Pirondini: “Quanto sta accadendo in Senato è clamoroso. Dopo un anno ci stanno dicendo che quel limite del 5 per cento era una stupidaggine”. Sulla vicenda interviene anche il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia. “Prima dell’inizio dell’aula la maggioranza ha deciso, per evitare il confronto, di cancellare la citazione del 5% delle spese militari”, attacca. Poi le domande rivolte al governo: “Chi li ha fermati? Chi ha dato indicazioni in questo senso? È successo qualcosa tra Salvini, Tajani e Meloni o il ministro Crosetto ha ancora una volta dettato un diktat ai gruppi parlamentari?”.
Leggi anche: Persi contatti deputato Dario Carotenuto (M5S) Flotilla
Seguite La Sintesi sui nostri social!
