La guerra nel Golfo ha posto l’Italia di fronte ad un’amara verità: la crisi del costo dell’energia necessita di risposte immediate. Il nostro Paese paga ad oggi l’energia elettrica a prezzi maggiorati rispetto al resto d’Europa e a risentirne sono la competitività dei prodotti Made in Italy e i bilanci di aziende e famiglia. Problemi a cui Giorgia Meloni non sa come reagire.
Da un lato ci sono i tentativi interni di rispondere alla crisi, tra cui un decreto energia che molti vedono già come sperato, dall’altro c’è la consapevolezza che sui prezzi dell’energia c’è un livello che dipende dall’Unione europea. Così, in vista del Consiglio europeo de 19 e 20 marzo, si cerca di preparare una strategia vincente.
Come riferisce Il Fatto, la proposta del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, di sospendere i vincoli di bilancio sugli interventi in materia energetica è stata già bocciata da Bruxelles. Meloni, quindi, ha spostato l’attenzione sugli Ets, ovvero le tasse sull’emissioni di carbonio che riguardano produttori di energia, manifattura energivora e aviazione.
Solo ieri, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha riconosciuto l’importanza di questa tassazione, ricordando però la necessità di modernizzarla affinché non diventi deleteria per i Paesi membri. Meloni, quindi, vorrebbe spingere per avere maggiori produzioni rinnovabili che evitino all’Europa di sfiorare il livello di emissioni consentite e dover quindi acquistare le quote di carbonio sul mercato, che non sono affatto economiche.
Un piano che sembrerebbe destinato al fallimento, in quanto in Europa al momento non c’è una maggioranza che tifi per la sospensione dell’Ets. A confermarlo è stata anche una videochiamata avvenuta martedì scorso tra circa 20 leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Frederich Merz. Secondo la maggior parte delle Nazioni Ue, il sistema Ets non affossa il prezzo dell’energia, al contrario avrebbe permesso all’Europa di diminuire le emissioni del 40%, lanciando crescere le industrie del 70%.
L’unica certezza che resta, quindi, è la bozza che la Commissione Ue intende presentare in autunno per modificare questo sistema. Anche se il voto dovesse essere positivo, questa potrebbe entrare in vigore solo a metà del 2027. Una data troppo lontana per i piani di Meloni, che si trova oggi a dover trovare con una certa urgenza una risposta alla crisi del flussi energetici causata dalla guerra in Iran. La speranza della premier, quindi, è che il conflitto nel Golfo finisca nel più breve tempo possibile.
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