La legge elettorale approderà domani alla Commissione Affari Costituzionali per il primo voto. Nonostante la sonora bocciatura giunta oggi dagli esperti ascoltati in Commissione Affari costituzionali, il governo Meloni tira dritto e porta al livello successivo un testo che è stato definito “inutile” e potenzialmente incostituzionale in alcune sue parti. L’opposizione non si arrende e promette di accelerare sugli emendamenti per evitare il via libera in tempi brevi al testo. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di arrivare al via libera di Senato e Camera entro l’estate, così da giungere al voto nazionale con la legge elettorale dalla propria parte.
I dubbi di incostituzionalità del testo
Il testo da votare resta il cosiddetto “Bignami bis”, ovvero una legge già modificata rispetto a quella originaria e che prevede un proporzionale con premio di governabilità e liste bloccate. Nessuna modifica sulla norma che esclude il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta dal computo generale, non facendo pesare i voti degli elettori delle due regioni a statuto speciale sul risultato complessivo del premio, nonostante lo scetticismo manifestato nel corso delle audizioni odierne. Il pericolo è che questa disposizione vada a ledere il principio di eguaglianza e che possa quindi non passare al vaglio della Corte Costituzionale.
La maggioranza ha preferito proporre un emendamento correttivo post voto. Il tutto per evitare di procedere con un terzo testo che comprenda anche le modifiche volute dall’opposizione. “Non ci sono novità, continuiamo a non vedere le condizioni per un dialogo sulla proposta fatta dalla destra”, ha quindi commentato la segretaria del Pd, Elly Schlein.
Esperti scettici sulla legge elettorale
Al momento, le discussioni sono relegate alla coalizione di maggioranza, con l’intervento di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Il centrodestra valuta un emendamento per l’introduzione delle preferenze andando incontro a una altamente probabile bocciatura col voto segreto, così come un ritocco alla norma che prevede che la coalizione, insieme al programma elettorale, presenti anche il nome “della persona da indicare come proposta per l’incarico di presidente del Consiglio”.
Una serie di modifiche che, insieme all’impianto della legge, non servirebbero davvero. A spiegarlo oggi in audizione è stato il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, secondo cui non sarebbe corretto sostenere che senza un cambio di legge la prossima legislatura potrebbe non avere una maggioranza parlamentare chiara. “Proprio l’attuale esecutivo, sostenuto da una maggioranza eletta con il Rosatellum, si appresta a diventare l’esecutivo più longevo della storia repubblicana”, ha sottolineato con una certa convinzione.
Lo sdegno dell’opposizione
“Dal nuovo ciclo di audizioni degli esperti arrivano forti critiche al nuovo testo proposto dalla maggioranza. Rimane un impianto da bocciare, perché aumenta la già dilagante sfiducia dei cittadini verso le istituzioni”, hanno ribadito i componenti del M5S nella Commissione Affari Costituzionali della Camera. Dura anche la reazione del capogruppo di Avs in Commissione, Filiberto Zaratti, secondo cui “il nuovo testo non nasconde l’obiettivo di introdurre subdolamente un premierato che metta all’angolo la figura del Presidente della Repubblica che Meloni teme molto”.
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