Tagliare o non tagliare le accise? Ormai da tre mesi il quesito assilla Giorgia Meloni e il suo governo. Il prossimo 6 giugno scadrà l’ultima proroga della misura e l’esecutivo è chiamato a prendere ancora una volta una decisione affinché famiglie, imprese e autotrasportatori non subiscano le conseguenze del caro carburanti. Le ipotesi sono due: prorogare il taglio per altri 10 giorni o lasciare che i prezzi subiscano l’incremento generato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Sembra che Palazzo Chigi e il Mef protendano per la seconda possibilità.
I dubbi del governo Meloni sul taglio alle accise
Da un lato il governo potrebbe finanziare un ulteriore taglio attingendo in parte proprio ai fondi provenienti dall’extra gettito Iva dovuto al rialzo dei prezzi dei carburanti. Dall’altro c‘è la consapevolezza che questa misura temporanea non stia dando i risultati sperati. L’ultimo taglio ha infatti generato una riduzione di 10 centesimi al litro sul gasolio e di soli 5 sulla benzina. Il tutto al costo di 2 miliardi di euro spesi dal nostro Paese.
In più, presto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, potrebbe non avere più settori a cui attingere per trovare i fondi. Finora le risorse sono state trovate nel fondo per l’automotive, in quello di sviluppo e coesione e in quello per il potenziamento delle metropolitane del Paese. Fondi strutturali, insomma, utilizzati per risolvere una crisi che non era stata adeguatamente prevista.
Sfumate le speranze di un aiuto Ue
Ad aggravare la situazione c’è la consapevolezza che le speranze che il governo Meloni riponeva nell’Ue siano sfumate. La risposta alla richiesta di Giorgia Meloni di una maggiore flessibilità sul Patto di stabilità non sembra prossima ad arrivare. Bruxelles, infatti, è favorevole a permettere di spendere fino allo 0,3% del Pil per gli investimenti dell’energia, ma senza scorporarli dal disavanzo.
Il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, ha spiegato ai governi Ue che possono utilizzare i 36 miliardi di fondi di Coesione previsti per il 2021-2027. La maggior parte di essi, però, sono stati già impegnati dal nostro Paese per i sussidi alle imprese e al Piano Casa. Le Regioni italiane, anche quelle governate da presidenti di centrodestra, hanno già comunque mostrato la loro contrarietà alla misura, chiarendo che questi fondi sono più che necessari per altri settori.
Sul caso è intervenuto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui la soluzione potrebbe essere il taglio delle accise “settoriale”. In questo si procederebbe privilegiando gli aiuti ai settori più colpiti, ovvero la logistica e l’autotrasporto. Altra ipotesi è quella di garantire dei voucher alle famiglie sulla base del reddito, evitando quindi la stangata generata dal caro carburanti, e accontentando anche il Fondo Monetario Internazionale che aveva criticato l’impianto del taglio delle accise temporaneo.
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