I sondaggi politici di questa seconda metà del 2026 dipingono un quadro chiaro: il M5S si sta avvicinando inesorabilmente al Pd. Ormai da mesi il partito guidato da Elly Schlein non riesce a schiodarsi dal 20% dei consensi, una percentuale ben più bassa rispetto al 24% delle elezioni europee del 2024. I pentastellati di Giuseppe Conte, invece, proseguono una crescita lenta ma stabile, attestandosi ormai intorno al 14%. Un risultato in linea con le scorse Europee. Se fino a due anni fa, quindi, il divario tra le due forze politiche era di ben 14 punti, oggi è sceso a 6 o 8 punti a seconda dei sondaggi che vengono presi in considerazione.
La conseguenza di questo approssimarsi si riflette inevitabilmente sulle discussioni riguardanti la scelta del candidato premier in vista delle prossime elezioni politiche del 2027. Né Schlein né Conte vorrebbero rinunciare a questa opportunità, per cui le modalità in cui il leader sarà scelto diventano cruciali in considerazione di percentuali di consenso così vicine.
I sondaggi premiano il M5S
Di fronte alle rilevazioni di Nando Pagnoncelli, secondo cui il Pd è al 20,1% e il M5S al 14,3%, e quelle della Supermedia YouTrend, che vede i democratici al 21,4% e i pentastellati al 12,8%, sembra più chiara la strategia di Schlein. La leader dem è convinta che le primarie di coalizione siano il percorso più adatto per individuare il prossimo candidato premier. Di fronte a sondaggi così poco rincuoranti, la segretaria del Pd teme di essere scavalcata da Conte, che potrebbe guidare un partito in crescita e più stabile agli occhi della coalizione.
Le preoccupazioni del Pd
In questo modo si spiega anche la decisione del Nazareno di presentare un emendamento alla legge elettorale, in discussione ora alla Camera, per “vietare di scrivere un nome sul simbolo che sia diverso da quello del candidato premier” della coalizione. In questo modo, le liste che sono parte dell’alleanza non possono includere un nome diverso da quello scelto a tavolino da mandare a Palazzo Chigi. Come la Lega non potrà citare Salvini, anche il M5S potrebbe non poter inserire Conte nel proprio simbolo.
Schlein al lavoro sui territori
Una mossa che dimostra le preoccupazioni del Pd, assediato dalla crescita dei pentastellati e dalle mire di Conte. Schlein continua il suo percorso sui territori e con gli ambienti istituzionali con l’obiettivo di cercare di risollevare il consenso del suo partito in vista del voto. Intanto, il dibattito sulle primarie non si è ancora concluso. I leader della futura coalizione del campo progressista sono impegnati nella stesura dei programmi in vista dell’incontro successivo all’estate in cui si cercherà una quadra. La scelta del candidato premier, quindi, sarà rimandata a stagioni future.
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