Mentre Roberto Vannacci conquista sempre più spazio sui media e continua a crescere nei sondaggi, il suo nuovo partito, Futuro Nazionale, deve fare i conti con tensioni interne, dimissioni e scontri tra dirigenti. Un esordio tutt’altro che semplice per la formazione nata attorno all’europarlamentare, che punta a costruire una nuova area della destra italiana. Tra i primi casi c’è quello di Luca Sforzini, presidente di Rinascimento Nazionale, il think tank legato a Vannacci. Sforzini sarebbe stato rimosso dalle chat interne del partito dopo aver manifestato perplessità sull’organizzazione e sulle scelte politiche della nuova formazione. Secondo quanto riportato, nella vicenda avrebbe avuto un ruolo anche Roberto Jonghi Lavarini, esponente dell’estrema destra noto con il soprannome di “barone nero”, che avrebbe chiesto la sua esclusione.
Le dimissioni di Luca Bellotti
A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate anche le dimissioni di Luca Bellotti, ex sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali del governo Berlusconi IV, con un passato tra Alleanza Nazionale, Pdl e Futuro e Libertà e successivamente vicino all’area meloniana. Bellotti aveva aderito al progetto con l’idea di contribuire alla costruzione di una destra rigorosa sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, ma allo stesso tempo attenta a «umanità e rispetto». La sua uscita rappresenta un altro segnale delle difficoltà nel tenere insieme sensibilità politiche differenti sotto lo stesso simbolo.
Lo scontro sul fascismo
Uno dei terreni più delicati è quello dell’identità politica. All’interno della nuova formazione convivono infatti posizioni molto diverse sul rapporto con il fascismo e con la storia della destra radicale. A segnare una distanza netta è stato, tra gli altri, l’ex generale Carmelo Burgio, candidato di Futuro Nazionale a Milano. Burgio ha dichiarato di voler partecipare alla manifestazione del 25 aprile e ha definito il fascismo una storia che «ha distrutto il Paese», oltre che una «storia fallita». Parole che mostrano quanto sia complesso costruire una linea comune su un tema capace di riaprire immediatamente divisioni interne.
Vannacci cresce, ma il partito si divide
Il paradosso è evidente: mentre il leader continua a guadagnare visibilità e consensi, la struttura politica che dovrebbe sostenerlo appare attraversata da conflitti. Anche il Financial Times ha dedicato attenzione alla parabola politica di Vannacci, arrivando a descriverlo, secondo la lettura riportata dal giornale, come un possibile «cavallo di Troia» di Putin in Italia. Un’accusa pesante, che il quotidiano inserisce nel più ampio quadro dei rapporti tra la destra radicale europea, la Russia e le posizioni considerate filorusse. Intanto Vannacci sembra mantenere un profilo relativamente defilato rispetto alle guerre interne, lasciando che siano dirigenti e militanti a confrontarsi pubblicamente.
Un progetto ancora tutto da verificare
La vera sfida sarà trasformare la popolarità personale di Vannacci in una struttura politica stabile. Il consenso del leader, infatti, non coincide automaticamente con la solidità di un partito. Dimissioni, allontanamenti, discussioni sull’identità e scontri tra correnti sono segnali che raccontano una formazione ancora in fase di assestamento. Da una parte c’è chi punta su un’identità radicale e fortemente identitaria; dall’altra chi cerca una collocazione più istituzionale e presentabile nel panorama della destra italiana. Il successo mediatico di Vannacci può dunque essere un punto di forza, ma anche il principale limite di Futuro Nazionale: se il partito resta soltanto il contenitore di un leader molto popolare, il rischio è che le divisioni interne esplodano prima ancora che il progetto riesca a consolidarsi.
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