martedì 28 Luglio 2026
Strage di Casalotti, Hossain ph Ansa

In fiamme un minimarket a piazzale Flaminio: l’ombra della vendetta dopo la strage di Casalotti

Il proprietario del locale milita nello stesso partito politico di Hossain, il sospettato per il triplice omicidio del 25 giugno. Si teme che le fiamme siano state appiccate per una ritorsione

Di Laura Laurenzi
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L’incendio al minimarket che si trova al civico 22 di potrebbe essere l’indizio di una guerra interna alla comunità bengalese che risiede a Roma. Il proprietario del locale, completamente distrutto dalle fiamme che lo hanno avvolto nella notte tra il 18 e il 19 luglio, è uno dei leader del Bangladesh National Party, ovvero lo stesso partito a cui dichiarava di aderire Shahadat Hossain, il sospettato per la di Casalotti.

Tra il 25 e il 26 giugno sono stati uccisi Kamal Uddin, la moglie Momotaj Hosne Jahan e la figlioletta di 8 anni Arowa Islam. L’unico sopravvissuto è il figlio 20enne della coppia, Amir, che ora vive sotto protezione perché teme che l’assassino della sua famiglia lo stia ancora cercando. Hossain, infatti, non è mai stato trovato e le forze dell’ordine non escludono che siano stati proprio membri interni al partito ad aiutarlo nella sua dopo gli omicidi.

Cos’è il Partito Nazionalista del Bangladesh

Il Partito Nazionalista del Bangladesh è espressione della classe , si ispira a ideologie di destra e ha il sostegno di molti esponenti dell’. Fondato nel 1978, ha governato il Paese in quattro periodi storici, compreso quello attuale. Nel 2026, infatti, ha ottenuto una vittoria elettorale netta, tornando al dopo anni all’opposizione. Il partito ha una sua rete di rappresentanza e militanza anche in Italia, soprattutto a Milano e Roma, dove sono presenti grandi comunità di bengalesi.

Hossain si definiva il responsabile organizzativo del BNP e sui suoi profili social era solito pubblicare interventi alle manifestazioni o incontri al fianco dei leader. Gli inquirenti, dunque, non escludono che l’incendio possa essere una rappresaglia a seguito del delitto di Casalotti. Al momento, comunque, non si esclude neanche che le fiamme possano essere scaturite in modo non doloso. Ciò che è certo è che la comunità di piazzale Flaminio è rimasta sconvolta dall’accaduto. “Noi residenti di questo palazzo abbiamo paura”, hanno dichiarato alcuni condomini dell’edificio in cui si trova il minimarket.

Il rischio di una faida interna alla comunità bengalese

Il timore è quello di rimanere coinvolti in una lotta interna a una comunità, senza esclusione di colpi. Tra i connazionali di Hossain, però, tutti hanno dichiarato di non avere sue notizie e di non sapere chi possa averlo aiutato. I vertici del Bangladesh National Party, inoltre, sostengono che l’ non fosse veramente un loro militante. Come riporta Il , lo stesso segretario generale del partito ha sostenuto che Hossain fosse solo “un millantatore, uno sconosciuto all’interno del partito”.

Eppure, subito dopo gli omicidi, la comunità bengalese aveva cercato di difendere il sospettato addossando la colpa dell’accaduto a una delle vittime, Momotaj Hosne Jahan, accusata di adulterio. Tutti, però, erano a conoscenza del fatto che Hossain era solito chiedere soldi, gioielli e altri alla stessa famiglia che poi è stata trucidata a colpi di mannaia. Non si esclude, dunque, che tra il partito e i connazionali il sospetto possa aver trovato un forte sostegno, con passaggi e rifugi sicuri per sottrarsi all’. Resta da capire se l’incendio al minimarket a piazzale Flaminio sia davvero collegato a questa vicenda o se i residenti possano continuare a trascorrere in serenità la loro vita.

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