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sabato 18 Aprile, 2026
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Infermiere sospese: farmaci ai pazienti per dormire di notte

Il giudice blocca le due infermiere per rischio di reiterazione, dopo mesi di condotte gravi, intercettazioni, segnalazioni interne e accuse pesantissime legate alla gestione dei pazienti fragili

Da Nora Taylor
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Per otto mesi le due infermiere, allora operative all’ospedale di Lavagna, non potranno svolgere la professione. Gli investigatori le accusano di somministrare sedativi ai pazienti per garantirsi riposo durante i turni notturni, secondo un comportamento reiterato e strutturato nel tempo.

Il giudice per le indagini preliminari Matteo Buffoni ha firmato il provvedimento interdittivo, respingendo la richiesta più severa avanzata dalla procura.

La decisione del giudice e la richiesta della procura

Il pubblico ministero Giuseppe Longo aveva domandato gli arresti domiciliari per entrambe le infermiere, difese dagli avvocati Pietro Bogliolo e Giovanni Roffo. Il giudice ha ritenuto sufficiente l’interdizione, ma ha sottolineato un metodo operativo consolidato che proseguiva da diversi mesi.

Dagli atti emerge una personalità orientata alla violazione delle regole e alla sopraffazione delle persone fragili, elemento che, secondo il gip, avrebbe favorito la ripetizione dei reati in caso di prosecuzione dell’attività lavorativa.

Segnalazioni interne, intercettazioni e blitz dei carabinieri

L’indagine ha preso avvio dopo una comunicazione ai carabinieri da parte della direzione sanitaria, assistita dall’avvocato Giuseppe Maria Gallo. Alcuni medici avevano ricevuto esposti anonimi che descrivevano nel dettaglio i comportamenti delle due infermiere.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno fatto emergere almeno quattro episodi rilevanti. Gli inquirenti hanno inoltre accertato la mancata somministrazione di cure salvavita, tftrattamenti umilianti verso i degenti e la creazione di una chat privata in cui le due si scambiavano immagini di pazienti sporchi e non assistiti.

Nel mese di maggio i carabinieri hanno eseguito un intervento a sorpresa all’interno della struttura ospedaliera.

Farmaci, analisi del sangue e accuse contestate

Cinque pazienti sono stati sottoposti ad esami ematici per individuare eventuali tracce di benzodiazepine. Secondo la ricostruzione investigativa, le due donne avrebbero dato calmanti ai soggetti più difficili da gestire, così da evitare assistenza notturna continua e potere riposare durante il servizio.

Le due dipendenti, entrambe italiane, devono rispondere di sequestro di persona, abbandono di soggetto incapace, esercizio illecito della professione e peculato.

Gli atti descrivono una condotta sistematica, lontana da episodi isolati, che ha spinto il giudice a intervenire per tutelare i pazienti e interrompere immediatamente il rischio di nuovi abusi.

A cura della Redazione

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