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domenica 19 Aprile, 2026
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Donald Trump. Foto Ansa

Israele e Usa volevano attaccare l’Iran già il 21 febbraio

L'intervento era stato inizialmente pianificato una settimana prima. Ecco le ragioni che hanno portato a uno slittamento

Da Redazione
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Stati Uniti e Israele avevano inizialmente pianificato di attaccare l’Iran una settimana prima di quanto hanno fatto, ma hanno rimandato per ragioni operative e di intelligence. Lo riporta Axios citando alti funzionari statunitensi e israeliani.

Il ritardo, sottolinea Axios, ha dato al presidente americano Donald Trump un’altra settimana per scegliere tra le due strade parallele – diplomazia e guerra – che aveva percorso per quasi due mesi. E reso l’ultimo round di negoziati sul nucleare a Ginevra molto più importante poiché aveva dato all’Iran un’ultima possibilità di raggiungere un accordo. Dopo che il secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran si è concluso senza progressi significativi il 17 febbraio, gli strateghi militari statunitensi e israeliani si stavano preparando a lanciare gli attacchi quattro giorni dopo, sabato 21 febbraio. Ma il via libera non è mai arrivato. Uno dei motivi principali è stato il maltempo nella regione. Ma anche a un migliore coordinamento delle forze Usa con quelle israeliane.

Attacco previsto per il 21 febbraio

L’attacco iniziale era stato progettato per colpire il leader supremo iraniano Ali Khamenei e i suoi figli, nonché diverse riunioni di alti funzionari iraniani, tra cui quella ne di routine che si tiene ogni sabato, secondo un alto funzionario israeliano. Nella settimana tra la data fissata inizialmente e quella aggiornata dell’attacco, funzionari dei servizi segreti israeliani e statunitensi sono diventati sempre più nervosi all’idea che Khamenei potesse trasferirsi dalla sua residenza a un bunker sotterraneo. Tutti sono rimasti sorpresi che non lo abbia fatto.

“Ma lo avremmo preso lo stesso”, ha assicurato una fonte. Il rinvio ha anche creato lo spazio per un altro round di colloqui, previsto a Ginevra per giovedì. Le versioni divergono su quale fosse il vero scopo di quell’incontro. Secondo gli israeliani i colloqui di Ginevra avevano solo lo scopo di far passare il tempo fino alla nuova data dell’attacco facendo credere agli iraniani che la diplomazia fosse ancora la strada principale scelta da Trump.

Un’altra fonte, sempre israeliana, ha assicurato invece che la nuova data dell’attacco è stata fissata per ragioni tattiche e operative e che i colloqui erano autentici. Se Trump avesse visto progressi significativi a Ginevra, avrebbe potuto rinviare nuovamente. Anche due funzionari statunitensi hanno respinto l’idea che i colloqui di Ginevra fossero uno stratagemma. Sebbene fossero scettici, Jared Kushner e Steve Witkoff non stavano semplicemente fingendo per ingannare gli iraniani. Hanno proposto una moratoria di 10 anni sull’arricchimento dell’uranio iraniano, seguita da una capacità di arricchimento simbolica, e offerto combustibile nucleare gratuito per soddisfare le esigenze civili di Teheran. E chiarito che sarebbe stata l’ultima possibilità per evitare la guerra, ma l’Iran ha rifiutato.

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