Non sono più solo gli Stati Uniti a minacciare l’Iran, ora anche la NATO è pronta a uscire dai propri confini tradizionali per assumere un ruolo operativo nella situazione dello Stretto di Hormuz. In un’intervista rilasciata alla CBS News, il Segretario Generale Mark Rutte ha delineato una strategia che segna un cambio di passo per l’Alleanza, ovvero la creazione di una coalizione multinazionale per garantire la libertà di navigazione nel “choke point” più cruciale del momento.
Il “ritardo” europeo
Dopo le critiche di Donald Trump sul presunto scarso impegno dei partner europei, il Segretario ha ammesso che l’Europa ha avuto bisogno di “alcune settimane per coordinarsi“, giustificando il ritardo col fatto che i Paesi UE non erano stati informati in anticipo sui primi attacchi americani. Tuttavia ora Rutte ha definito “storico” l’impegno dei Paesi europei a innalzare la spesa per la difesa fino al 5% del PIL.
Hormuz e Ucraina
La NATO deve gestire simultaneamente due crisi ad alta intensità: a Hormuz l’obiettivo è la deterrenza contro l’Iran e la stabilità del sistema energetico, sul fronte ucraino Rutte conferma il ruolo insostituibile dell’intelligence e delle armi americane e “portare la Russia a negoziare”, mantenendo però un equilibrio strategico delicatissimo.
Una NATO “globale”
Uscendo dallo scenario euro-atlantico, la NATO si prepara a una posizione marittima più incisiva nel Golfo Persico, dichiarandosi pronta a intervenire ovunque i flussi energetici mondiali siano messi in pericolo. L’obiettivo è mandare un avvertimento netto a Teheran, ribadendo che la libera navigazione nello Stretto di Hormuz rappresenta una priorità assoluta per la sicurezza internazionale.
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