È da uno scatto del 2019 che riparte l’inchiesta televisiva di Report, il programma in onda su Rai 3 condotto da Sigfrido Ranucci, pronta a riaccendere i riflettori sui rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti legati al clan Senese. L’immagine ritrae la leader del partito, Giorgia Meloni, durante una convention organizzata in un grande albergo di Milano il 2 febbraio di quell’anno. In prima fila, seduto accanto al palco, compare anche Gioacchino Amico, uomo indicato dagli investigatori come referente dei Senese in Lombardia e oggi collaboratore di giustizia nel processo Hydra.
Quella giornata segna uno dei momenti più importanti per il partito in vista delle elezioni europee. In sala sono presenti molti dirigenti destinati a entrare nel governo: Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso e Guido Crosetto. Alla fine dell’incontro Amico si avvicina alla leader, chiede una foto e la ottiene. Poco dopo inizia a far circolare lo scatto tra contatti e conoscenti.
Secondo quanto raccontato a Report da un ex parlamentare, quella fotografia serviva per accreditarsi. «Diceva di avere agganci dentro Fratelli d’Italia e voleva dimostrare fino a dove arrivava», è la testimonianza raccolta dalla trasmissione.
All’epoca Amico non risulta ancora indagato per mafia, ma il suo passato giudiziario è già segnato da una condanna per ricettazione e da arresti per truffa e associazione a delinquere. Le carte dell’inchiesta Hydra lo descrivono come una figura di collegamento tra diversi gruppi criminali, capace di mettere in contatto uomini vicini a Matteo Messina Denaro, esponenti della ’ndrangheta e membri del clan guidato da Michele Senese.
Non si tratta di una presenza isolata. Due settimane dopo la convention, Amico accompagna l’eurodeputato Carlo Fidanza al congresso di Grande Nord. Dal palco riceve anche un saluto pubblico. Nei mesi successivi partecipa alla campagna elettorale per le europee, rafforzando relazioni e contatti.
Ma il dettaglio che solleva più interrogativi riguarda l’accesso alla Camera dei deputati. L’ex parlamentare che aveva ricevuto il selfie sostiene che Amico sia entrato a Montecitorio senza ostacoli, come se fosse in possesso di un tesserino. Un racconto che coincide con quanto lo stesso collaboratore di giustizia avrebbe riferito agli investigatori: la disponibilità di un badge capace di garantire ingressi e uscite dal Parlamento con facilità.
Un elemento che, se confermato, aprirebbe uno scenario delicato. Non solo per il passato dell’uomo, ma per il significato politico e simbolico di un accesso libero nel cuore delle istituzioni.
Leggi anche: Dentro FdI cresce l’area del voto anticipato
Seguite La Sintesi sui nostri social!
