Le incrinature dell’asse Roma-Washington, secondo quanto riporta Il Foglio, non sarebbero provocate solo dai dissapori tra il Presidente USA Donald Trump e la premier Giorgia Meloni. Secondo fonti americane, il vero problema risiederebbe in alcune scelte del Governo in materia di sicurezza nazionale e in particolare per quanto riguarda l’utilizzo di dispositivi cinesi nelle infrastrutture doganali. Ovvero gli scanner mobili prodotti da Nuctech, azienda con sede a Pechino. La vicenda ha inizio nel 2021 e rappresenta un dossier che gli USA tengono d’occhio da diversi anni.
Prima però è necessario fare un altro passo indietro, precisamente nel 2019, quando viene aperto il bando per l’acquisizione di cinque scanner mobili con tecnologia backscatter, volti a ispezionare container e mezzi pesanti che potrebbero nascondere esplosivi, droga o persone. Nel 2020 il direttore dell’Agenzia delle Dogane Marcello Minenna decide di annullare la gara iniziale, ritenendo che un sistema così sensibile non potesse essere assegnato esclusivamente sulla base del prezzo più basso. Viene quindi avviato un nuovo bando al quale partecipano soltanto due aziende: l’americana Rapiscan e la cinese Nuctech.
Le prime perplessità
Sempre secondo Il Foglio, durante le prime valutazioni emergono dei dubbi sulle prestazioni degli scanner cinesi. La criticità risiedeva nel fatto che, in alcune circostanze, i dispositivi di Pechino mostravano all’operatore immagini preimpostate anziché quelle realmente acquisite dallo scanner, compromettendo così l’affidabilità dei controlli. Riserve che, in realtà, appartengono tanto agli USA, quando all’Italia e all’UE. E infatti Washington inserirà, da lì a poco, l’azienda nel Bureau of Industry and Security, ossia la lista delle società considerate un potenziale rischio per la sicurezza nazionale.
In una prima fase quindi l’Agenzia delle Dogane assegna il bando a Rapiscan. Nuctech, però, impugna la decisione davanti al TAR del Lazio ottenendo una sospensiva. Durante la preparazione della difesa, gli uffici italiani contattano le autorità doganali della Danimarca, che aveva annullato gli accordo con l’azienda cinese, per appellarsi a un precedente. Da Copenaghen arriva una comunicazione ufficiale che chiarisce come la gara fosse stata inizialmente aggiudicata a Nuctech, ma successivamente revocata perché gli scanner non soddisfacevano determinati standard di sicurezza. Ma quella documentazione non verrà depositata nel iter processuale in Italia.
Il ricorso
Nel marzo 2022 il TAR accoglie il ricorso di Nuctech richiamando anche il precedente danese, senza però avere a disposizione la documentazione relativa alla successiva revoca della gara. L’Agenzia delle Dogane sceglie inoltre di non presentare appello contro la sentenza. Quando gli scanner arrivano al porto di Livorno, nel maggio 2025, emerge un’ulteriore criticità. Secondo quanto ricostruito da Il Foglio, i mezzi sarebbero privi di una finestra, elemento ritenuto necessario per consentire all’operatore di mantenere il contatto visivo con l’esterno durante le operazioni. Nonostante questa difformità, gli scanner vengono comunque collaudati, installati e successivamente pagati.
Nel giugno 2023 il direttore dell’Agenzia delle Dogane Roberto Alesse incontra a Roma una delegazione delle dogane cinesi guidata dal ministro Yu Jianhua, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. Dopodiché, nel 2024 durante l’incontro per l’iniziativa umanitaria «Food for Gaza», organizzata a Cipro, viene impiegato uno scanner mobile sul quale compare chiaramente il marchio Nuctech. Secondo la ricostruzione de Il Foglio, proprio mentre Washington chiedeva con insistenza all’Italia di ridurre la dipendenza da tecnologie cinesi considerate sensibili.
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