Matteo Salvini torna a spingere per il ritorno dell’energia nucleare in Italia. «Se partissimo oggi, probabilmente i primi interruttori verrebbero girati nel 2031-2032» ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture.
Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Intervenuto al vertice internazionale sull’energia nucleare in corso a Parigi, Pichetto Fratin ha scritto che «il nucleare civile, sicuro e sostenibile, serve alla transizione energetica, alla sicurezza e alla competitività». Ad accompagnare il messaggio, una foto in cui stringe la mano al presidente francese Emmanuel Macron.
Il vertice di Parigi
Proprio Macron ha rilanciato l’importanza dell’energia nucleare per il futuro europeo. «Dobbiamo mobilitare progetti su larga scala di interesse europeo», ha detto, indicando nei piccoli reattori modulari (Smr) una nuova opportunità. Il presidente francese ha ricordato che Stati Uniti, Canada e Cina stanno accelerando su queste tecnologie e che, se vuole restare competitiva, anche l’Europa dovrà percorrere la stessa strada.
In Italia bocciato due volte
Il ritorno all’atomo resta però un tema controverso nel Paese. Due referendum popolari hanno già respinto l’opzione nucleare: nel 1987, un anno dopo il disastro di Chernobyl, e nel 2011, tre mesi dopo l’incidente di Fukushima. In quest’ultimo caso oltre il 94% dei votanti si espresse contro le norme che avrebbero permesso la costruzione di nuove centrali nucleari.
Secondo alcuni sondaggi, oggi un referendum sul nucleare sarebbe ben più combattuto. Ma ci sarebbe anche un fattore “umano” su cui, ahinoi, i votanti non potrebbero concedersi il lusso di sorvolare.
Si salvi chi può
Un’altra cosa che ci dicono i sondaggi, infatti, è che una vittoria del centrodestra alle prossime politiche è un’ipotesi tutt’altro che lunare. E con la Lega in difficoltà, Salvini potrebbe di nuovo dover rinunciare al tanto ambito ministero dell’Interno e “accontentarsi” ancora di quello delle Infrastrutture.
Salvini, che si è detto orgoglioso del disastro olimpico. Salvini, secondo il quale sarebbe “andato tutto divinamente” nonostante i lavori conclusi in clamoroso ritardo o lasciati a metà, nonostante una pista da bob costata 124 milioni e già inservibile dopo un mese.
Salvini e il dossier nucleare: alzi la mano chi non sbianca al sol pensiero.
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