Le autorità italiane e maldiviane cercano di ricostruire gli ultimi minuti dei cinque sub italiani morti durante un’immersione nella grotta sommersa di Dhevana Kandu, nell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Dopo il recupero dei corpi e il sequestro delle attrezzature, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Al centro degli accertamenti ci sono le bombole, gli erogatori, le immagini registrate sott’acqua e le autorizzazioni relative all’escursione.
Focus sulle bombole
Gli investigatori vogliono capire se la tragedia sia stata causata da un guasto tecnico, da una cattiva pianificazione dell’immersione o da un errore di orientamento all’interno della grotta. Una delle ipotesi riguarda la quantità d’aria disponibile: secondo le prime ricostruzioni, il gruppo utilizzava bombole standard da 12 litri, considerate limitate per un’immersione speleologica a oltre 60 metri di profondità. A quelle quote, infatti, il consumo d’aria aumenta rapidamente e i tempi di decompressione diventano decisivi.
I dettagli anomali
Gli esperti stanno analizzando anche alcuni dettagli ritenuti anomali. Tra questi, l’assenza del “Filo di Arianna”, la corda usata per ritrovare l’uscita nelle grotte sommerse, e la muta corta indossata dalla professoressa Montefalcone, che non sarebbe adatta alle immersioni speleosubacquee profonde. Le autorità delle Maldive hanno inoltre dichiarato che almeno due sub non figuravano nell’elenco consegnato dagli organizzatori, mentre il tour operator sostiene di non essere stato informato di immersioni oltre i 30 metri. Anche i brevetti e le abilitazioni del gruppo sono al vaglio degli inquirenti.
La conformazione della grotta
Una possibile chiave della tragedia potrebbe trovarsi nella conformazione della grotta. Secondo gli specialisti di Dan Europe, i sub potrebbero essere entrati per errore in un tunnel cieco durante il ritorno verso l’uscita. La presenza di un dosso sabbioso, unita alla scarsa luce e alla riduzione dell’aria disponibile, avrebbe reso difficile riconoscere il corridoio corretto. I corpi sono stati ritrovati proprio in quel passaggio senza uscita. Per gli investigatori, sarà fondamentale capire quanto tempo il gruppo abbia trascorso nel tunnel sbagliato e se il panico abbia accelerato il consumo delle ultime riserve d’aria.
Le parole del leader del team di recupero
A gettare ulteriori dubbi sulla dinamica è anche Sami Paakkarinen, il caposquadra del team finlandese intervenuto per recuperare i corpi. Parlando al Corriere della Sera, l’esperto ha escluso che i sub possano essere entrati nella grotta senza accorgersene: «È una grotta enorme. E poi, alle Maldive, il sole splende fino a 100 metri di profondità. Quindi a 60 metri è ancora giorno. Quando entri in una grotta te ne accorgi perché cala il buio». Paakkarinen ha inoltre ridimensionato l’ipotesi di un “risucchio” provocato dalle correnti: «La grotta, per così dire, respira. Ma è davvero poco forte. Non è possibile che abbia risucchiato qualcuno».
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