La guerra in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi dell’energia hanno definitivamente riaperto il dibattito sulle sanzioni alla Russia.
Nella notte tra giovedì e venerdì l’amministrazione Trump ha deciso di allentare temporaneamente alcune restrizioni sul petrolio russo, consentendo la consegna dei carichi che si trovavano già in viaggio dal 12 marzo. La misura, annunciata dal Dipartimento del Tesoro e valida per trenta giorni, secondo Washington dovrebbe contribuire a stabilizzare i mercati energetici globali.
La decisione arriva mentre i prezzi del greggio hanno superato i 120 dollari al barile, spinti dalla crisi nello Stretto di Hormuz e dagli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane e dei Paesi del Golfo.
«Il mercato globale non può rimanere stabile senza il petrolio della Federazione», ha dichiarato Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e inviato speciale di Vladimir Putin per i negoziati sull’Ucraina. Secondo Dmitriev, Washington avrebbe «ammesso un fatto evidente».
L’UE e Orbán
La mossa americana ha irritato l’UE: la vendita di petrolio russo finirà infatti per finanziarie la guerra in Ucraina, che vede europei e russi su fronti contrapposti.
Ieri i rappresentanti dei 27 Paesi membri hanno faticosamente raggiunto un accordo per prorogare di altri sei mesi le sanzioni individuali contro la Russia, superando dopo lunghe trattative il veto di Ungheria e Slovacchia. Alla base dello scontro c’è il blocco dell’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina e rifornisce di petrolio russo i due paesi, gli unici Paesi esentati dal divieto di importazione di greggio da Mosca. Orbán ha accusato apertamente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di voler tenere chiuso l’oleodotto e, con Robert Fico, è determinato a esercitare il diritto di veto sul prestito europeo all’Ucraina da 90 miliardi finché la situazione non sarà risolta.
E all’UE, che sta ragionando su un piano di tagli dei consumi per far fronte allo shock energetico, ha ribadito che «Il mondo e l’Europa non possono superare la crisi senza il greggio russo a basso costo».
Frizioni nel governo
Le tensioni si riflettono inevitabilmente anche nella politica italiana. La decisione di Washington di allentare le sanzioni sul petrolio russo ha riaperto il dibattito all’interno della maggioranza di governo. «C’è la principale potenza dell’alleanza occidentale, la guida della Nato, cioè gli Stati Uniti, che ha allentato le sanzioni sul petrolio russo», ha dichiarato Matteo Salvini. «Hanno fatto una scelta pragmatica e ritengo che anche l’Italia e l’Europa dovrebbero prendere in considerazione la stessa scelta».
Una posizione che non è condivisa dagli alleati di governo. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia continuerà a sostenere le sanzioni contro Mosca: «L’Italia è stata tra i Paesi promotori delle sanzioni per spingere la Russia a un cessate il fuoco». Per Tajani l’obiettivo resta quello di arrivare alla pace, ma senza indebolire il sostegno a Kiev. «Continueremo a fare in modo che l’Ucraina possa sedersi al tavolo negoziale non in condizioni di difficoltà».
Voci discordi nel M5s
A sostenere l’allentamento delle sanzioni è anche una parte del Movimento 5 Stelle. «Basterebbe che Giorgia Meloni annunciasse che l’Italia ricompra gas e petrolio dalla Russia e il costo del petrolio si dimezzerebbe», afferma l’europarlamentare Gaetano Pedullà. Dello stesso avviso la deputata Chiara Appendino, secondo cui riaprire al gas russo sarebbe anche «un segnale distensivo» utile ad aprire un vero negoziato tra Mosca e Kiev.
Una posizione che però non rappresenta la linea ufficiale del Movimento e del suo presidente Giuseppe Conte, per il quale la linea resta quella mantenuta sino ad ora.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
