martedì 28 Luglio 2026

Strage di via D’Amelio, 34 anni dopo. Mattarella: «Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese»

Il presidente della Repubblica ricorda i due magistrati uccisi dalla mafia: «Con la loro passione hanno seminato la cultura della legalità»

Di Redazione
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A trentaquattro anni dalla strage di via D’Amelio, Palermo rende omaggio a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta uccisi il 19 1992: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli e Claudio Traina. Una ferita ancora aperta, segnata da interrogativi che continuano ad accompagnare il ricordo di quella stagione di sangue. Davanti alla lapide del Reparto Scorte della caserma Lungaro, Antonio Vullo, unico sopravvissuto all’, prende la parola: «Porto dentro un dolore ancora grande. E oggi mi chiedo se riusciremo mai a conoscere la verità. Ci furono menti raffinatissime dietro quella stagione delle bombe».

Le indagini, infatti, non si sono mai fermate. A Caltanissetta è in corso un processo che non vede imputati esponenti mafiosi, ma cinque poliziotti accusati di aver depistato le indagini. Parallelamente, il coordinato dal procuratore Salvatore De Luca continua ad approfondire il presunto coinvolgimento dell’ex capo della Squadra Mobile di Palermo Arnaldo La Barbera, sia nella scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, sia nella costruzione del falso pentito Vincenzo Scarantino.

Alla commemorazione organizzata alla caserma Lungaro prendono parte anche i familiari delle . «Il 19 luglio dovrebbe essere soltanto un momento di commemorazione – riflette Luciano Traina, fratello dell’ Claudio Traina – e invece in troppi fanno passerelle». Presente anche Manfredi Borsellino, figlio del magistrato, che sceglie di rimanendo in disparte.

Il messaggio di

Come ogni anno, alla famiglia Borsellino è destinato il messaggio del presidente della Repubblica , che ha ricordato il significato di quella tragedia per la storia del Paese. «La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani».

Il Capo dello Stato ha sottolineato come quel progetto criminale sia stato sconfitto grazie all’impegno delle istituzioni: «Con il contributo di uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni, quel disegno eversivo è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti».

Mattarella ha quindi ricordato il sacrificio del magistrato e degli uomini e della donna della sua scorta: «Paolo Borsellino pagò con la vita il proprio impegno di magistrato, e con lui vennero uccisi cinque servitori dello Stato, i cui nomi sono iscritti per sempre nella memoria della Repubblica: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina».

Nel suo messaggio, il presidente della Repubblica ha ribadito anche la vicinanza dello Stato ai familiari delle vittime: «A trentaquattro anni dall’eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro – uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni – che hanno difeso la nostra comunità dal mafioso».

Infine, un richiamo all’eredità di e Paolo Borsellino: «Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare. Con il loro impegno nelle istituzioni hanno dato allo Stato nuovi e più avanzati strumenti nella lotta alle mafie. Con la loro passione hanno seminato la cultura della legalità, insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla . Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica».

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