mercoledì 21 Ottobre 2026

Terremoto Lega: Garavaglia raccoglie le firme con Fontana e sfida Salvini al Congresso

Il senatore ex ministro sfonda quota 80 sottoscrizioni e impone la votazione a scheda segreta a Milano. Zaia e il gruppo dirigente veneto si rifiutano di firmare per il segretario uscente: nelle urne la fronda nordista punta a raggiungere il 25% dei consensi

Di Redazione
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Il congresso straordinario della Lega in programma all’Allianz MiCo di Milano non sarà la passerella trionfale pianificata da . La notizia dell’ufficializzazione della candidatura di Massimo Garavaglia alla federale ha fatto saltare il banco. Il senatore ed ex ministro è riuscito a raccogliere le 80 firme necessarie per presentare la sua sfida diretta al “Capitano”, incassando un appoggio politico di peso enorme: l’asse lombardo capeggiato dal governatore Attilio , dal capogruppo al Senato e segretario della Massimiliano Romeo e dagli assessori regionali Sertori e Terzi, che hanno fornito circa cinquanta sottoscrizioni. A queste si aggiungono una decina di firme giunte dal Veneto e ulteriori sostegni da Piemonte e -Alto Adige.

Ma il segnale politico più devastante per la leadership salviniana arriva dal fronte degli astenuti. Durante la in Consiglio regionale in Veneto, il Governatore Luca Zaia e i suoi fedelissimi — dagli ex assessori Lanzarin, De Berti e Marcato fino al consigliere Marcon — si sono rifiutati di firmare per Salvini. Un no mascherato da astensione che ha il sapore della sfiducia aperta: in un momento in cui la firma a sostegno del segretario uscente era caldeggiata dai vertici, non mettere la sigla su quella lista equivale a un’aperta bocciatura della linea strategica nazionale ed euroscettica imposta negli ultimi anni.

Il fattore voto segreto e l’incognita del dissenso nell’urna

La discesa in campo di Garavaglia trasforma radicalmente la natura dell’assise . Venuta meno l’ipotesi di una riconferma per alzata di mano e acclamazione, scatta automaticamente la procedura del voto segreto. Un dettaglio procedurale che sta mobilitando centinaia di delegati nordisti inizialmente orientati a disertare il congresso e che ora vedono nell’urna coperta l’occasione per esprimere tutta la propria frustrazione. Nei corridoi della politica veneta e lombarda la stima per Garavaglia oscilla tra un prudente 10% e un trionfale 30%, con le voci più realistiche che si attestano su un 20-25%: una percentuale che certificherebbe una vera e propria opposizione interna a trazione identitaria e territoriale.

Le ragioni della rivolta strisciante affondano nelle stime sui nazionali del Carroccio, fermi attorno al 5%, e nel per la gestione delle alleanze. In Veneto, dove si stima che un consigliere regionale leghista su due voterà per Garavaglia nel segreto dell’urna, brucia ancora la percezione che Salvini abbia “barattato” il peso della Regione con per blindare gli equilibri lombardi. Fra consiglieri vicini a fine mandato pronti al regolamento di conti ed eletti da poco decisi a difendere le radici autonomiste del partito, l’imminente congresso si preannuncia come il primo, vero momento di resa dei conti sulla gestione federale della Lega.

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