Donald Trump sceglie il Monte Rushmore per il discorso alla vigilia del 250esimo anniversario dell’Indipendenza americana. Davanti ai volti scolpiti di Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt, il presidente Usa celebra la storia del Paese e attacca «radicali ed estremisti interni». Poi agita lo spettro del comunismo: «L’America non sarà mai un Paese comunista».
Il discorso al Monte Rushmore
Alla vigilia dell’Independence Day, Trump ha aperto il suo intervento rivendicando l’eccezionalismo americano. «Abbiamo la Costituzione più giusta e duratura della terra», ha detto. Poi ha aggiunto: «Siamo il Paese più forte e potente della terra e, per grazia di Dio, gli Stati Uniti sono la nazione di maggior successo, dai risultati più straordinari e più apprezzati che siano mai esistiti nella storia dell’umanità. Ed è un onore essere vostro presidente». Per il presidente americano, «Le parole della nostra Dichiarazione hanno scatenato un terremoto: hanno avviato una rivoluzione che non si è mai conclusa e che continua ancora oggi».
L’omaggio ai presidenti scolpiti nella montagna
Dal palco in South Dakota, Trump ha reso omaggio ai quattro presidenti raffigurati sul monumento. «Ci troviamo su questa splendida montagna, ed è meraviglioso esprimere la nostra gratitudine a coloro che l’hanno resa possibile, a cominciare dai quattro uomini che più di ogni altro hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo». Poi l’elenco: «Rendiamo omaggio al padre della patria, George Washington, all’autore della Dichiarazione d’Indipendenza, Thomas Jefferson, al grande emancipatore e salvatore della nostra Unione, Abraham Lincoln, e all’uomo che ha trasformato l’America in una superpotenza mondiale, Theodore Roosevelt».
Trump li ha definiti «uomini d’azione, uomini ambiziosi, uomini audaci, uomini del destino e uomini di grande intelligenza».
«Identità americana sotto attacco»
La parte più accesa e preoccupante del discorso è arrivata quando Trump ha evocato una minaccia interna. «Mentre ci avviciniamo a questo magnifico anniversario, vediamo la nostra identità americana sotto un rinnovato attacco», ha detto. Secondo il presidente, negli ultimi anni c‘è stato «un tentativo innegabile di cambiare questo carattere eccezionale, di strapparci lo spirito americano, di allontanarci dalla nostra storia».
Trump ha parlato di «radicali ed estremisti interni». Il timore è che, come già fatto con gli Antifa, l’amministrazione intenda fare uso della legislazione antiterrorismo per stroncare il dissenso e soffocare il dibattito proprio di ogni democrazia o presunta tale.
L’attacco al comunismo
Poi l’attacco frontale al comunismo: «Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da chiunque non debba lavorare», ha detto Trump. «Il comunismo è un fallimento. Lo è sempre stato e lo è tuttora. È un fallimento totale. Guardate le persone che lo promuovono». Il presidente ha trasformato il passaggio in qualcosa a cavallo tra il giuramento e il vaticinio: «Alla vigilia di questo 250esimo anniversario della libertà americana, dichiariamo e giuriamo che l’America non sarà mai un Paese comunista».
Trump ha poi ammorbidito i toni sugli immigrati: «Non devono essere nati qui, ma devono amare ciò che abbiamo costruito».
Il 4 luglio a Washington
Oggi è previsto un nuovo discorso di Donald Trump sul National Mall, a Washington, con aerei militari e uno spettacolo pirotecnico annunciato come il più grande di sempre. Un’organizzazione legata a Trump, Freedom 250, ha assunto un ruolo centrale nelle celebrazioni, a scapito del gruppo bipartisan America250.
Nella capitale sono attesi 41 gradi e Trump ha promesso «un discorso molto lungo». Poi ha spiegato: «Giusto per dimostrare che posso fare qualsiasi cosa».
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