giovedì 5 Novembre 2026

Grillo da Fedez contro il M5S: “Ora è un partito normale, dovrebbe chiamarsi in modo diverso”

Dal salotto di PulpPodcast, il fondatore del Movimento 5 Stelle torna a far sentire la propria voce. Un'intervista senza filtri che demolisce l'attuale corso grillino, attacca l'ex premier ribattezzato "reverendo Jones" e regala stoccate al veleno su politica, tv e magistratura

Di Redazione
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Ci volevano Fedez, Mr Marra e il microfono di Pulp Podcast per strappare Beppe Grillo al suo sdegnoso . E il comico genovese non ha deluso i cultori del genere, mettendo in scena una di quelle sue tipiche esibizioni tra il profetico e il triviale. Il piatto forte, va da sé, è la regolazione di conti con la creatura che fu sua e di Gianroberto Casaleggio. L’attuale Movimento 5 Stelle? Un che cammina. O meglio, un organismo colpito da una «paralisi della mente progressiva». L’affondo principale è tutto per Giuseppe Conte, liquidato sbrigativamente come «il reverendo Jones» o «l’uomo che sussurrava ai cavilli».  E aggiunge sul M5s: «Certo che dovrebbe chiamarsi in un modo diverso, io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, perché lui dovrebbe avere la sua faccia, con il suo stemma e mandare avanti… Lo faccio per lui. Non vedo una rinascita del movimento con quei valori perché è passato, ma vedo che alcune cose sono compostabili. Dicono che sono polverizzato, nella polvere però ci sono ancora i semi di qualcosa».

Tra dardi su Vannacci e la difesa di Ciro

Nessuno si salva dal fuoco di fila del fondatore. viene bollato come una «decalcomania: più gli sputi sopra più si appiccica», destinato a campare solo di «domande stupide». Sulla l’invettiva è una sentenza senza appello: «Una tv commerciale gestita male». Perfino i ricordi di governo si colorano di surreale, con i messaggi in codice scambiati con («Le fragole sono mature», «I mirtilli ancora no»). Ma la corazza del provocatore cede all’improvviso quando il scivola sul dramma familiare del Ciro, a processo per sessuale di . Lì il padre prende il sopravvento sul comico: racconta di un ragazzo che sta maturando «con una spada di Damocle sulla testa», che ha collezionato un 110 e lode e ora studia da penalista per «gridare al mondo la sua innocenza» e difendersi da solo. Fuori dai microfoni resta la fotografia di un Grillo malinconico e nostalgicoc, convinto che nella polvere lasciata dalla sua creatura ci sia ancora qualche seme, ma consapevole che il teatro della politica, oggi, recita un copione che non gli appartiene più.

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