“Viva Bossi”, questo lo slogan che ha accompagnato il feretro del Senatur dal suo arrivo sul sagrato dell’abbazia di San Giacomo a Pontida, fino all’interno del monastero. L’ultimo viaggio di Umberto Bossi si sta svolgendo a pochi passi da quel “pratone” dove iniziò la parabola politica della Lega, in quella Pontida che nel giro di pochi anni è diventata il centro nevralgico della politica leghista.
Da questa mattina, figure politiche, istituzionali e ammiratori, si sono riunite per i funerali del Senatur. Un saluto organizzato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che è stato accolto dai presenti con rispettoso silenzio.
Una situazione ben diversa da quella che ha invece atteso l’attuale leader della Lega, Matteo Salvini. Forse con l’obiettivo di mostrare rispetto per il suo predecessore o magari con l’intento di soddisfare i più fedeli sostenitori dell’anima del Nord del partito, il vicepremier si è presentato alle esequie con indosso una camicia verde.
Una scelta stilistica che però non ha ottenuto i riscontri sperati. Proprio mentre saliva i gradini dell’abbazia, qualcuno dalla folla composta da centinaia di persone ha urlato: “Molla la camicia verde, vergogna“. Altri hanno scandito il cognome del Senatur a mo’ di slogan, dimostrando una vera e propria insoddisfazione nei confronti dell’operato di Salvini.
Un malcontento rafforzato dalle reazioni all’arrivo dell’ex governatore veneto, il leghista Luca Zaia. Un appaluso piuttosto sentito ha accolto il doge veneziano, che per prima cosa ha abbracciato Giorgetti, per poi entrare nel monastero. Stesso applauso ha accolto Giorgia Meloni, seguito da un coro che ha accompagnato la premier fin dentro l’abbazia: “Secessione, secessione”.
Salvini non si è lasciato scoraggiare e nel suo messaggio di cordoglio ha reso onore alla linea del fondatore del partito: “Trent’anni fa, come oggi, una battaglia che non era solo politica, ma identità, visione, popolo, destino. Questa è la Lega, una comunità in cammino. Buon viaggio Umberto, con te tutto è iniziato, mai mulà”.
La morte di Umberto Bossi si conferma come una sorta di giro di boa per la storia della Lega. In un momento politico in cui i sondaggi del partito a livello nazionale si aggirano intorno al 7%, con picchi di consensi solo nei territori del Nord, l’eredità del fondatore del partito sembra fondamentale agli occhi dei militanti.
Su una facciata dell’abbazia è stato appeso lo striscione con la scritta: “Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi”. Un chiaro segno che le idee del Senatur non sono affatto decedute con lui.
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