La sconfitta elettorale di Viktor Orban in Ungheria può cambiare gli equilibri in Europa e riaprire un dossier fermo da mesi: il maxi prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina. A Bruxelles cresce l’attesa. L’uscita di scena del leader ungherese, finora contrario agli aiuti, viene vista come la chiave per superare il blocco che ha rallentato decisioni cruciali sul sostegno a Kiev e sulle sanzioni contro la Russia.
La presidenza di turno cipriota del Consiglio dell’Unione europea lo ha ribadito con chiarezza: l’obiettivo resta chiudere il prima possibile sia il pacchetto di aiuti finanziari sia il ventesimo giro di sanzioni contro Mosca. Due dossier collegati e politicamente pesanti, rimasti sospesi proprio per il veto di Budapest.
Ora lo scenario è diverso. Fonti europee spiegano che i due temi saranno portati a breve sul tavolo del Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri che prepara le riunioni dei ministri. Gli incontri sono già fissati per il 15 e il 17 aprile. Non c’è ancora una data per la decisione finale, ma il clima appare più favorevole rispetto alle settimane passate.
Il nodo resta politico. Per mesi Orban ha frenato ogni passo, chiedendo garanzie e aprendo scontri con Bruxelles. La sua uscita dal governo può togliere l’ostacolo principale e consentire all’Unione di muoversi con più unità su un fronte considerato strategico.
Non si tratta solo di soldi o sanzioni. Sul tavolo c’è anche il riconoscimento dei progressi fatti dall’Ucraina nel percorso verso l’ingresso nell’Unione europea. Un segnale politico forte, che rafforzerebbe Kiev in una fase delicata della guerra.
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