Beppe Sala ha preso la sua decisione: il legame tra Milano e Tel Aviv non deve finire. Nonostante le forti scosse interne alla maggioranza e le richieste esplicite dei suoi stessi alleati, il sindaco ha scelto di mantenere vivo il patto di collaborazione con la metropoli israeliana. Una scelta che ha sollevato un polverone a Palazzo Marino, dove Europa Verde e una parte consistente del Partito Democratico chiedevano da tempo un segnale di rottura netto.
La spinta decisiva sarebbe arrivata da una telefonata di Ron Huldai, sindaco di Tel Aviv. Il collega israeliano ha chiesto di non interrompere il dialogo, presentandosi come voce critica verso il governo Netanyahu. Sala ha accolto l’appello, sostenendo che la democrazia passi per il confronto e che troncare i rapporti significherebbe isolare chi, in Israele, si oppone alle attuali politiche belliche. Secondo il primo cittadino, restare uniti serve a dare forza a chi cerca strade diverse dal conflitto e permette di continuare gli aiuti verso Gaza.
Tuttavia, le opposizioni interne non credono a questa lettura. Francesca Cucchiara, consigliera comunale dei Verdi, ha lanciato accuse pesanti sulla natura della lettera ricevuta. Secondo la consigliera, il documento non avrebbe firme, risulterebbe modificabile e l’ultima revisione sarebbe stata effettuata da un dipendente del Comune di Milano. Un dettaglio che getta ombre sulla genuinità dello scambio e spinge gli ecologisti a promettere ostruzionismo duro in aula.
Il clima si fa teso perché già a ottobre il Consiglio aveva votato un testo che ipotizzava lo stop al gemellaggio se la tregua a Gaza fosse saltata. Il Pd milanese aveva rincarato la dose con una mozione recente, ma Sala ha preferito ignorare i malumori dei suoi, confermando un asse che ora appare più fragile che mai sotto il profilo politico, ma blindato dalla volontà della giunta.
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