mercoledì 27 Maggio 2026

“La Bisteccheria riciclava i soldi dei Senese”. I Pm vogliono le chat di Delmastro con Caroccia

Gli inquirenti hanno già sequestrato il cellulare di Caroccia, ma per visionare i messaggi scambiati con il deputato hanno bisogno dell'autorizzazione della Camera. Piccolotti: "Si proceda velocemente"

Da Giustino Marai
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La procura di Roma vuole acquisire le conversazioni tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, considerato dagli inquirenti un prestanome legato al clan Senese e già condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni. La richiesta è stata inviata alla Giunta per le autorizzazioni della Camera nell’ambito dell’inchiesta sul presunto riciclaggio di capitali mafiosi attraverso attività di ristorazione, tra cui la “Bisteccheria d’Italia”. Al momento Delmastro non risulta indagato.

Le chat nel mirino dei magistrati

I pm hanno già sequestrato il cellulare di Caroccia e ora chiedono di poter visionare anche i messaggi scambiati con il deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia. L’indagine ha subito un’accelerazione dopo la sentenza d’appello del gennaio 2025 che condannava Caroccia a quattro anni di carcere per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa. Secondo gli investigatori, anche altri ristoranti già sequestrati negli anni scorsi a Caroccia, quelli della catena Baffo, sarebbero stati utilizzati per riciclare denaro riconducibile al clan Senese, organizzazione criminale da decenni radicata a Roma e da sempre vicina al clan camorristico dei Moccia.

La società di Biella

Gli approfondimenti della Guardia di finanza hanno portato anche alla società “Le 5 Forchette srl”, registrata a Biella e proprietaria della “Bisteccheria d’Italia”. Tra i soci figuravano Delmastro, la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino e altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, oltre a Miriam Caroccia, figlia diciottenne (oggi diciannovenne) e incensurata di Mauro, amministratrice della società.
In Commissione Antimafia Delmastro ha sostenuto di non sapere nulla delle vicende giudiziarie di Mauro Caroccia: avrebbe aperto la società “senza neanche digitare il nome del socio su Google”. Dopo l’esplosione del caso e settimane di pressioni crescenti, sia Delmastro che Chiorino si sono rassegnati e hanno fatto un passo indietro, dimettendosi dai rispettivi incarichi pubblici.

Piccolotti (Avs): “Se si oppongono, nascondono qualcosa”

Non ha dubbi deputata di Avs Elisabetta Piccolotti, componente della Commissione Antimafia: “Ci aspettiamo che la maggioranza in Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati permetta di autorizzare velocemente la Procura di Roma all’accesso e alla presa visione della memoria del telefono di Mauro Caroccia in cui sono contenute le chat con il deputato Andrea Delmastro”. Per la deputata rossoverde, “un’eventuale contrarietà sarebbe il segno che quanto dichiarato dall’ex sottosegretario ancora ieri in Commissione Antimafia non corrisponde al vero e che ha qualcosa da nascondere”.

Majorino (Pd): “Reticenza su fatti gravissimi”

Anche Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in Regione Lombardia e componente della segreteria nazionale dem, non lesina parole dure: “Gli esponenti di Fratelli d’Italia sono totalmente reticenti su fatti estremamente rilevanti. E lo dico dalla Lombardia, dove l’assessore alla Sicurezza Romano La Russa, che in teoria dovrebbe presentarsi come punto di riferimento assoluto sui temi della legalità, ancora si rifiuta di riferire in commissione speciale antimafia sulle dichiarazioni, anche in quel caso di un referente del clan Senese (Gioacchino Amico, ndr) in questa regione, a riguardo di rapporti di consuetudine con i vertici del partito”.

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