domenica 31 Maggio 2026
Conte e Schlein. ANSA_Angelo Carconi

Conte e Schlein chiudono ai governi tecnici: “Abbiamo già dato”

Per i leader del M5s e del Pd, la chiave per vincere le prossime politiche è il programma, che va scritto assieme agli elettori e deve diventare la bussola della coalizione. No ai "papi stranieri", ma nessuna fretta di scegliere il candidato premier

Da Giustino Marai
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Niente governi tecnici, niente accordi dell’ultima ora e nessun leader scelto nelle stanze dei partiti. Giuseppe Conte ed Elly Schlein provano a fissare alcuni paletti per il percorso del centrosinistra verso le Politiche del 2027. A unirli è soprattutto il rifiuto di nuove formule di unità nazionale: si governa soltanto se si vincono le elezioni e sulla base di un programma condiviso con gli elettori.

“Non ci metteremo più la faccia”

Da Oristano, intervenendo all’assemblea regionale del Movimento 5 Stelle, Conte ha ricordato con una certa amarezza l’esperienza del governo Draghi e ha lanciato un messaggio agli alleati: «Noi non ci rassegneremo a partire e poi si vede. Se cambia qualcosa, poi andate avanti da soli. Noi non ci metteremo la faccia più».
Per il leader pentastellato l’obiettivo è arrivare al governo soltanto con «un programma chiaro, condiviso» che rappresenti un impegno vincolante. «Quello che scriviamo con grande attenzione sono obiettivi strategici per tutelare gli interessi dei cittadini. E sarà il nostro vincolo che firmeremo col sangue e tuteleremo a qualsiasi costo».

Prima il programma

Sia Conte sia Schlein insistono sulla necessità di costruire prima una piattaforma politica comune. Il presidente del M5s, intervistato dal Messaggero, ha spiegato che il programma non nascerà da una trattativa tra segreterie: «Lo stiamo scrivendo coi cittadini» e con le proposte raccolte attraverso il progetto Nova.
Quanto alla leadership della coalizione, «c’è un tempo per il programma e c’è un tempo per scegliere il candidato». Una posizione che s’inserisce nel dibattito riaperto dalla proposta del centrodestra di indicare sulla scheda il candidato premier.

Schlein: “Niente papi stranieri”

Anche la segretaria del Pd ha escluso soluzioni calate dall’alto. «È importante che ci affidiamo a quello che vogliono gli elettori e a quello che vogliono i nostri militanti e sostenitori», ha spiegato, aggiungendo che la scelta del leader potrà avvenire attraverso primarie di coalizione oppure seguendo il criterio del partito più votato. In ogni caso, «non decidiamo da soli a tavolino». Un modo per archiviare l’ipotesi di federatori esterni o “papi stranieri” chiamati a tenere insieme le diverse anime dell’opposizione.

I nodi aperti

L’intesa sul metodo e sul no ai governi tecnici non cancella però le differenze. Tra dem e pentastellati si registrano posizioni distanti soprattutto sulla politica estera, dall’Ue al dossier ucraino e, più recentemente, anche sulla patrimoniale proposta da Avs, su cui Conte frena e che vede Schlein più possibilista, sebbene maggiormente orientata a una soluzione a livello europeo.
Soprattutto, per coltivare la speranza di vincere le elezioni il campo largo dovrebbe tenere assieme partiti quali Avs e Italia Viva, che non sembrano andare d’accordo quasi su nulla. Su questo, Schlein rassicura: il programma di coalizione sarà un impegno preso con gli elettori di cui tutti saranno responsabili, e le differenze sono meno marcate di quanto le destre vorrebbero far sembrare.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata