L’Unione europea ha aperto a metà alle richieste del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. La Commissione Ue potrebbe rispondere già domani alla richiesta del primo ministro sulla possibile flessibilità al Patto di stabilità che permetta aiuti immediati a famiglie e imprese. La decisione di Bruxelles, però, non sarebbe del tutto allineata alle aspettative di Roma.
L’ipotesi in fase di valutazione prevede che l’Ue consenta una flessibilità temporanea, legata alla crisi dello Stretto di Hormuz, di circa lo 0,2% o lo 0,3% del Pil per le spese legate agli investimenti per l’energia all’interno della clausola nazionale di salvaguardia. L’Italia, quindi, dovrà trovare un’altra soluzione per rispondere ai bisogni dei cittadini e delle industrie.
Il costo della mini-clausola Ue per l’Italia
Inoltre, questi investimenti costeranno cari al nostro Paese. Secondo le previsioni di primavera della Commissione Ue, l’Italia il prossimo anno registrerà il debito pubblico più alto dell’Unione europea in rapporto al Pil. Il ministro dell’Economia da settimane continua a trattare con Bruxelles alla ricerca della soluzione più vantaggiosa per l’Italia, nella consapevolezza che l’utilizzo dei fondi di Coesione Ue per rispondere alla crisi energetica è osteggiata sia dall’opposizione che dai governatori del centrodestra. Questi ultimi non vogliono infatti rinunciare ai finanziamenti che possono utilizzare per il settore sociale.
La Bce pronta ad aumentare i tassi di interesse
Una situazione resa più complessa dalle intenzioni della Banca Centrale Europea (BCE). Diverse fonti hanno confermato che l’Eurotower sarebbe pronta a procedere con nuovi aumenti dei tassi di interesse. Già nella riunione del prossimo 11 giugno è previsto l’annuncio del primo rialzo. In totale, nei prossimi sei mesi, i tassi aumenteranno per quattro volte di fila. L’obiettivo è rispondere all’aumento dell’inflazione, che rischia di condannare i Paesi membri dell’Ue alla recessione. La causa principale è la guerra in Iran e il conseguente shock energetico che ha ribassato la fiducia delle famiglie e delle imprese, comportando un impatto significativo sulla crescita.
Questa decisione, però, provocherà minor credito, minori investimenti e pressioni al ribasso sulla spesa pubblica. Una situazione che, di fatto, potrebbe congelare del tutto la crescita dell’Italia. Giorgetti già mesi fa aveva sottolineato che “sarebbe grave pensare che la soluzione sia una stretta monetaria”, ma oggi sembra convinto che la BCE sia impossibile da convincere a desistere. Il governo Meloni dovrà trovare una soluzione che consenta di non perdere la fiducia delle Regioni e che al contempo garantisca finanziamenti tali da resistere allo shock energetico in corso senza aumentare eccessivamente il debito.
Leggi anche: 2 giugno, Mattarella: “La Costituzione è la nostra casa comune”
Seguite La Sintesi sui nostri social!





