Tra i neo-vannacciani, approdati nel partito del generale dopo l’addio alla Lega, c’è anche Antonio Maria Rinaldi. L’economista ed europarlamentare, oggi 71enne, è noto per gli interventi contro le direttive della Banca centrale europea, ma anche per la contestazione dei requisiti economici e finanziari fissati dal Trattato di Maastricht nel 1992. Linee politiche alle quali si aggiunge la fervente convinzione che le norme UE favoriscano gli Stati “big” a discapito dei Paesi mediterranei.
Figlio di un banchiere, viene candidato a Bruxelles nel 2019 e diventa così un punto di riferimento per l’ala populista. Dopo la caduta del Conte I però, il partito fondato da Umberto Bossi inizia a cambiare, alimentando la frustrazione dei suoi esponenti. Nel 2021 il segretario Matteo Salvini propone il suo nome come sindaco di Roma contro Roberto Gualtieri. “Ridaremo sicurezza e poteri ai territori”, aveva detto. Prima di essere sconfitto alle urne. Fu a quel punto che Rinaldi si concentrò esclusivamente sul ruolo da europarlamentare, fino al 2024, per poi vedere la luce in fondo al tunnel: Roberto Vannacci.
Ora il passaggio a Futuro Nazionale sancisce l’alba di un nuovo percorso profondamente identitario per Rinaldi. L’ex vice segretario del Carroccio ripropone una forma di “destra pura” ed euroscettica. Un sogno a occhi aperti per l’ormai ex leghista. L’economista porta con sé un bagaglio di competenze tecniche e anni di battaglie contro l’Eurozona, combattute un tempo insieme ai compagni di partito Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Impantanati in corpo politico che ora punta alla ridefinizione. E, nel frattempo, l’esodo verso il generale continua.
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