mercoledì 10 Giugno 2026
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Napoli, vendetta per un like: ferito un giovane con disabilità

A Napoli gli investigatori fermano un giovane ritenuto responsabile del ferimento di un uomo con disabilità di 29 anni: dietro l'aggressione non ci sarebbe una rapina, ma una vendetta maturata dopo un apprezzamento sui social alla fidanzata dell'indagato. La vittima rischia ora di perdere definitivamente l'uso dell'unica gamba rimasta funzionante

Da Sharon Costa
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Dalla presunta rapina alla confessione

Una vicenda che ha scosso profondamente il quartiere Arenaccia di Napoli assume contorni sempre più inquietanti. Quello che inizialmente appariva come un episodio di criminalità comune, una rapina sfociata in violenza, si è trasformato nel racconto di una brutale vendetta personale che oggi rischia di segnare per sempre la vita di un uomo di 29 anni già gravemente segnato da precedenti problemi fisici.

Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli hanno notificato un provvedimento di fermo a un giovane ritenuto responsabile del ferimento avvenuto nei giorni scorsi. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il ragazzo avrebbe sparato alla vittima colpendola all’unica gamba ancora funzionante. Il 29enne, infatti, aveva già perso in passato l’uso dell’altro arto inferiore e adesso rischia concretamente di dover trascorrere il resto della propria vita su una sedia a rotelle.

Gli investigatori hanno interrogato il sospettato alla presenza del suo legale. Durante il confronto con la polizia, il giovane avrebbe ammesso le proprie responsabilità, confermando di avere esploso il colpo di pistola per motivi legati a una questione apparentemente banale ma degenerata in modo drammatico: un “like” lasciato dalla vittima sul profilo social della sua fidanzata.

Una discussione degenerata fino agli spari

L’inchiesta ha permesso di ricostruire una dinamica molto diversa rispetto a quella raccontata nelle prime ore successive al ferimento. Inizialmente il 29enne, ricoverato in ospedale a Napoli dopo l’agguato, aveva riferito di avere subito una rapina. Con il passare dei giorni, però, la ricostruzione dei fatti ha iniziato a mostrare diverse incongruenze.

Determinante si è rivelato il lavoro degli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Napoli, guidata dal dirigente Mario Grassia, che nel frattempo aveva raccolto una serie di elementi ritenuti significativi. Successivamente la vittima, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha deciso di raccontare quanto realmente accaduto, fornendo una versione dei fatti che ha trovato riscontro nelle attività investigative.

Secondo quanto emerso, il giovane fermato avrebbe affrontato il 29enne dopo una discussione particolarmente accesa. La tensione sarebbe cresciuta fino a culminare nel gesto estremo. Lo stesso indagato avrebbe poi dichiarato agli investigatori di essersi pentito dell’accaduto.

Le accuse formulate nei suoi confronti comprendono porto e detenzione illegale di arma da fuoco, lesioni gravi e rapina, contestazioni che riflettono la gravità dell’episodio e delle sue conseguenze.

«Ringrazia perché non ti ho ucciso»

Uno degli aspetti più inquietanti emersi durante le indagini riguarda le parole che il giovane avrebbe pronunciato subito dopo aver sparato.

«Ringrazia perché non ti ho ucciso», avrebbe detto alla vittima mentre questa si trovava ferita a terra. Una frase che evidenzia tutta la violenza dell’azione e che contribuisce a delineare il clima di intimidazione che avrebbe accompagnato l’aggressione.

Dopo il ferimento, il ragazzo si sarebbe allontanato a bordo di uno scooter. Prima della fuga avrebbe sottratto al 29enne anche un prezioso Rolex Daytona e il telefono cellulare. Proprio questi elementi avevano inizialmente rafforzato l’ipotesi della rapina.

Successivamente il cellulare è stato recuperato grazie a una trattativa avvenuta attraverso i social network tra la moglie della vittima e la madre del giovane fermato. Il dispositivo è stato poi ritrovato all’interno di una salumeria, consentendo agli investigatori di acquisire ulteriori elementi utili all’inchiesta.

Il dramma della vittima e l’attesa per il recupero

La conseguenza più drammatica della vicenda riguarda però le condizioni del 29enne. L’uomo, già costretto a convivere con una grave disabilità, ha subito un delicato intervento chirurgico nei giorni successivi all’aggressione.

I medici continuano a monitorare l’evoluzione del quadro clinico. Al momento non possono ancora stabilire con certezza se il paziente riuscirà a recuperare pienamente l’uso dell’arto colpito oppure se dovrà affrontare una disabilità ancora più grave. Le prossime settimane risulteranno decisive per comprendere l’esito delle cure e il livello di recupero possibile.

L’episodio ha suscitato forte impressione nell’opinione pubblica napoletana, soprattutto per il movente che emerge dalle indagini. Una reazione violenta nata da un semplice gesto compiuto sui social network avrebbe infatti provocato conseguenze devastanti per una persona già vulnerabile. Mentre la magistratura prosegue gli accertamenti e valuta tutti gli elementi raccolti dagli investigatori, resta il dramma umano di una vittima che oggi lotta per conservare l’autonomia che le era rimasta e per evitare che quel colpo di pistola cambi definitivamente il corso della sua esistenza.

A cura di Sharon Costa
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