Matteo Salvini traballa. Ha bisogno di certezze dopo che Futuro nazionale ha sorpassato clamorosamente la Lega ai sondaggi. Dunque, in cerca di approvazione, si rivolge ai cittadini della «sua Milano». Una quarantina di gazebo del Carroccio verranno distribuiti a macchia di leopardo tra le vie del capoluogo lombardo, così da consentire agli elettori, o potenziali, di esprimersi sulle criticità che attanagliano la città, ma anche sul candidato sindaco. Il nome del papabile verrà scritto su un foglio bianco. Niente indicazioni che influenzino la scelta. Si prospetta così un confronto tra lo stesso Salvini e la sua vice segretaria: Silvia Sardone.
D’altro canto, Forza Italia storce il naso. Gli azzurri ritengono che l’iniziativa leghista sia «legittima», ma sottolineano di preferire «un nome civico» per guidare Milano nel post-Sala. Tanto da considerare di sganciarsi dalla coalizione di centrodestra e procedere da soli sul modello Vigevano. Non solo, tra i candidati considerati da FI figura Carlo Cottarelli, ex senatore Pd, che potrebbe aprire le porte a un dialogo con Azione. Eventualità che convince poco gli alleati.
Ma anche FdI ha un’idea tutta sua su come gestire le amministrative milanesi. Il presidente del Senato Ignazio La Russa propone da settimane il segretario di Noi Moderati Maurizio Lupi. Lo stesso che ha invitato i coordinatori cittadini a riunirsi in data 6 luglio per decidere il da farsi. All’incontro parteciperanno Samuele Piscina (Lega), Simone Orlandi (FdI), Cristina Rossello (FI) e Mariangela Padalino (Noi Moderati). Mentre non è ancora stabilita una data per riunire i coordinatori regionali.
La premier Meloni spera di riprodurre il caso Venezia, dove il centrodestra ha strappato la città al campo largo. Ma tutto è ancora da vedere. Soprattutto di fronte al malessere crescente di Matteo Salvini, che colpito frontalmente dall’ascesa di Roberto Vannacci, non sa più dove guardare per recuperare autorevolezza: dalla candidatura a sindaco di Milano al potenziale ritorno al Viminale.
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