Matteo Salvini è tornato nel carcere di Bollate per incontrare Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria. È la seconda visita in due giorni.
Tutti i partiti di destra continuano a far leva sul caso per preparare un nuovo assalto alla legge sulla legittima difesa. Ma quando accaduto a Grinzane Cavour non ha nulla a che vedere con la legittima difesa: il tema è se condannare o condonare la pena di morte inflitta per vendetta da un privato cittadino.
La seconda visita di Salvini
Il leader della Lega ha incontrato Roggero, ha preso un caffè con lui e ha visto anche il sacerdote del carcere. Gli avrebbe suggerito di mettere per iscritto la propria esperienza, magari per farne un libro. Il gioielliere, da parte sua, ha raccontato di avere portato molti libri e di aver visitato la biblioteca del carcere e il laboratorio industriale metalmeccanico.
Parlando coi cronisti, Salvini ha ribadito il sostegno alla richiesta di grazia. A Radio 24 ha provato però a smorzare lo scontro con Mattarella: «Nessun incidente con il Quirinale, sappiamo benissimo tutti, a partire dal ministro della Giustizia, chi ha il potere di concedere la grazia». Poi però ha aggiunto: «Nulla vieta di spingere, sollecitare, ragionare, riunirsi, parlare».
La pressione sulla grazia
Per Salvini la pena è eccessiva: «Essere condannati a 14 anni e nove mesi a 72 anni significa sostanzialmente l’ergastolo». Da qui la richiesta di valutare un provvedimento di clemenza perché, secondo il leader leghista, «quella tragedia può capitare a chiunque».
Fortunatamente il potere di concedere la grazia spetta però al Capo dello Stato. Dopo la fuga in avanti del ministro Carlo Nordio, Mattarella ha già convocato il Guardasigilli al Quirinale per una tirata d’orecchi. E lo stesso avvocato di Roggero, Stefano Marcolini, ha ammesso che il suo assistito si è rivolto in modo «troppo diretto e improprio» al presidente della Repubblica.
Il nodo del mancato pentimento
C’è poi un tema non secondario: il pentimento. Il procuratore generale della Corte d’appello di Torino, Lucia Musti, ha ricordato che una Procura generale valuta anche questo aspetto, insieme al modo in cui l’eventuale grazia verrebbe vissuta dai parenti delle vittime.
Roggero, finora, non ha mai davvero preso le distanze dal gesto. Anzi, in un video del 2023 tornato virale, al giornalista Luca Sommi che faceva notare che, nonostante chiaramente non si potesse parlare di legittima difesa, a Roggero erano state riconosciute le attenuanti, il gioielliere con toni concitati disse che tornando indietro avrebbe rifatto ogni cosa. Cioè, avrebbe inseguito i rapinatori fuori dal negozio, avrebbe sparato loro alla schiena, e ne avrebbe freddato uno già agonizzante con un colpo alla testa e avrebbe ucciso l’altro a calci in faccia.
La gara a destra
Nonostante l’orrido crimine di cui Roggero si è macchiato e che ancora rivendica, a destra è partita la corsa alla santificazione. Si parla di una sua candidatura (impossibile, dal momento che la sentenza di condanna ha stabilito anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dall’elettorato attivo e passivo), di una riforma della legittima difesa che evidentemente punterebbe alla legalizzazione del far west, del nuovo ddl sicurezza che limita i risarcimenti a chi subisce un danno mentre commette un reato.
Ma anche nello sciacallaggio, il fronte della destra non riesce a essere compatto: mentre Forza Italia e Noi Moderati sono più cauti, Fdi e Lega strepitano, e Vannacci attacca da destra e rivendica il diritto a premere il grilletto.
Una gara a chi si rende più grottesco. Una gara in cui tutti, ahinoi, meriterebbero una medaglia.
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