domenica 30 Agosto 2026
Pierluigi Bersani. ANSA_Maurizio Brambatti

Bersani: «Il presidente della Repubblica dovrà avere un rapporto intimo con la Costituzione antifascista»

Per l'ex segretario dem serve un nome che sia garanzia di terzietà e che «indossi i valori della Costituzione come un abito su misura». Poi attacca la legge elettorale: «Vergognosa»

Di Giustino Marai
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Pier Luigi Bersani avverte la destra sulla partita del Quirinale e sulla nuova legge elettorale. In un’ a la Repubblica, l’ segretario del Pd sostiene che il futuro presidente della Repubblica dovrà avere «un rapporto intimo con la Costituzione antifascista». Poi attacca la elettorale: «Sottrae ogni possibilità di decisione al cittadino».

«La Costituzione come un abito su misura»

Per Bersani, la funzione del capo dello Stato non può essere separata dai valori costituzionali. «In Italia fai il presidente se indossi i valori della Costituzione come un abito su misura», dice. È questo, aggiunge, che consente «equilibrio e terzietà».
Nelle parole di Meloni di qualche giorno addietro, molti hanno letto il forte desiderio di portare al Colle un erede del Msi. «Quello che devono essere capaci di fare», osserva l’ex segretario dem, «è portare un nome che abbia un rapporto intimo con la Costituzione antifascista. Questa è la garanzia di terzietà».

La legge elettorale

Ovviamente ogni discorso relativo al Quirinale porta con sé il dibattito sulla legge elettorale. Per Bersani il rapporto del presidente della Repubblica con la Costituzione del 1948 «è un problema non aggirabile, a meno che», ammonisce, «non si proceda ad un’avventura, e cioè a una manomissione dei meccanismi elettorali». Su questo, l’ex ministro ha le idee chiare: «Loro ci stanno provando», dice, ma avverte: «Io li sconsiglierei vivamente perché penso vadano incontro a un problema serio».

Le due «mega vergogne»

Bersani si aggiunge alla lunga lista di politici, costituzionalisti, giuristi che guarda con grande preoccupazione alla proposta di riforma. «Ci sono due mega vergogne», attacca. La prima è «la rottura dell’equilibrio costituzionale», perché la nuova legge elettorale consentirebbe a una parlamentare che è «netta minoranza nel Paese» di incidere sugli equilibri costituzionali e sulle funzioni di garanzia. La seconda, aggiunge, è ancora più diretta: la legge «sottrae ogni possibilità di decisione al cittadino». Il riferimento è alle liste bloccate, cioè all’impossibilità per gli elettori di esprimere una preferenza in merito singoli candidati.

L’ del campo progressista

Bersani parla anche della crescita di Roberto Vannacci. Per l’ex segretario Pd, il generale non rappresenta un’alternativa alla destra di governo, ma una sua versione più estrema e competitiva. Il suo ruolo è quello di radicalizzare un linguaggio già presente nella maggioranza.
Per questo il campo progressista deve «combatterli tutti e tre», e usare l’estate per costruire una proposta comune. La prima domanda, dice, è «chi siamo noi?»: non basta sommare sigle, serve chiarire identità, valori e .
Per le ci sarà tempo: «Se si faranno, dovranno arrivare a valle di un di aggregazione, di unificazione».

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