Ogni partito è chiamato alla trasparenza sui fondi. Lo stesso vale per Futuro nazionale, che da marzo a giugno ha accumulato ben 344 mila euro di donazioni. Tecnicamente lo sponsor principale è l’associazione Mondo al contrario ed è questa la prima criticità. Molti segretari – incluso Matteo Renzi con Open e Giovanni Toti con Change – mascherano i finanziatori diretti prevedendo dei bonifici a una società e poi direzionandoli nelle casse del partito. Di quei 344 mila euro, Mondo al contrario ha inviato 83 mila euro di donazioni. Ma non si capisce da chi provengano. Domani ha quindi cercato di ricostruire la possibile rete di sostenitori del generale.
Chi finanzia Fn?
Chi finanzia quindi Fn? Come anticipato, il partito guidato da Roberto Vannacci ha accumulato 344 mila euro di donazioni. Secondo Domani, la maggior parte ricevuta con bonifico diretto, i restanti con «contributo indiretto», quindi tradotto in servizi. Tra questi figura Patto Italia, partito creato nell’anno corrente – e schierato fin da subito con i vannacciani – da Stefano Ruvolo. Quest’ultimo un imprenditore siciliano interessato ad acquistare GEDI dagli Elkan e socio del Circolo canottieri Aniene. Non solo, è regolarmente iscritto al registro della Camera e presidente di Confimprenditori. È lui ad aver messo a disposizione la sede per Fn.
Il partito può contare anche sugli introiti del segretario, che già nel 2023 dichiarava 100 mila euro di patrimonio, ora rimpinguati dalla vendita del libro «Il mondo al contrario», che gli ha fatto guadagnare 800 mila euro, e dallo stipendio come europarlamentare, corrispondente a circa 8 mila euro al mese più i bonus e i rimborsi. Si aggiungono poi i probabili accordi con i lobbisti internazionali, incontrati proprio a Bruxelles. Tra questi il rappresentante del governo cinese Wang Jin. Ha poi intessuto dei rapporti con Confindustria, Federacciai, Federchimica, Assarmatori, Farmindustria e rappresentanti di Generali, Campari, Enel, Ferrovie dello Stato e Terna. A questi si aggiunge un colloquio con il colosso Raytheon Technologies, che si occupa di produrre i missili Patriot.
Ma il nuovo partito di Roberto Vannacci attira anche finanziatori un tempo vicini a Forza Italia e Lega. In prima fila c’è la famiglia Cieri: i costruttori romani – noti per aver realizzato centinaia di appartamenti e vari centri commerciali – hanno versato 60mila euro tramite le società Ecoholding, Stabilia Italia ed Ecolattanzio. Il loro amministratore Luca Cieri, peraltro, ha subìto una condanna in primo grado a un anno per il clamoroso crollo di un cantiere alla Balduina nel 2018.
C’è poi Stefano Maurizio Finzi, imprenditore milanese del settore energetico: ad aprile ha donato 30mila euro attraverso la sua Compagnia petrolifera piemontese, dopo anni di donazioni a FI e Lega tramite l’azienda Carbotermo. Infine, figurano i 40mila euro di Esicompany, società dietro alla quale opera il gruppo pugliese Esim della famiglia Santoro. L’azienda, specializzata in sicurezza ferroviaria, ha costruito la sua fortuna su oltre 1,5 miliardi di appalti pubblici – soprattutto con Ferrovie dello Stato –. Il titolare Domenico Santoro, che ha ammesso di aver finanziato in passato schieramenti di ogni colore, ha deciso ora di scommettere sul generale.
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