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sabato 18 Aprile, 2026
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DDL antisemitismo al voto in Senato, opposizioni divise

Pd e M5S incerti sul testo della Lega. Critiche alla definizione adottata dal disegno di legge.

Da Sergio Di Laccio
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In Senato è il giorno del voto sul DDL antisemitismo. Se la maggioranza appare compatta a sostegno del provvedimento, presentato dalla Lega, le opposizioni vanno in ordine sparso. Alla contrarietà di Alleanza Verdi e Sinistra fa da contraltare il dichiarato appoggio di Italia Viva e Azione. Più complessa la posizione di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

La posizione di M5S e PD

Il M5s sarebbe disposto a votare a favore solo se saranno accettati alcuni emendamenti, condivisi da una larga fetta di senatori del PD: la linea sarebbe quella di una maggiore severità contro condotte antisemite, ma con una definizione di antisemitismo tale da non criminalizzare le critiche al governo israeliano e alle sue politiche.
Nel caso in cui il testo rimanga quello attuale, la strategia di molti democratici sarebbe quella di astenersi, ma c’è anche un nutrito gruppo che voterà a favore.
Sono almeno 6 i riformisti che hanno già espresso pubblicamente il proprio sostegno, tra i quali Graziano Delrio, che mesi addietro aveva già firmato un DDL in buona parte sovrapponibile.

La definizione dell’Ihra

La colonna portante del DDL sarebbe appunto l’adozione della definizione di antisemitismo elaborata dieci anni fa dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra).
L’Ihra considera l’antisemitismo come “una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei”. Tra gli undici esempi di atti di antisemitismo, l’Ihra include anche quello di “negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione, sostenendo che l’esistenza dello stato di Israele è una espressione di razzismo” e “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico”.

Le criticità

Fin dalla sua formulazione, la definizione dell’Ihra ha suscitato critiche tra gli esperti. Il nodo principale riguarda l’evidente rischio di confondere l’antisemitismo, ovvero l’odio e la discriminazione contro gli ebrei, con la legittima critica allo stato di Israele e alle politiche del suo governo. Secondo Amnesty International, ad esempio, tale approccio “rischia di criminalizzare qualsiasi azione di sensibilizzazione contro l’apartheid, l’espansione illegale degli insediamenti e il genocidio perpetrati dal governo israeliano contro la popolazione palestinese”.

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