Dopo la mancata conferma di Roberto Cingolani alla guida di Leonardo, ora tocca a Stefano Antonio Donnarumma lasciare il suo incarico come amministratore delegato del Gruppo Fs, con quasi un anno di anticipo. L’annuncio ufficiale arriverà dopo l’assemblea dei soci in data 23 luglio. Il verdetto è stato preceduto dal pressing del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini, a sua volta in difficoltà per i sistematici ritardi dei treni.
E così, nonostante avesse difeso il suo operato solo quattro giorni prima, alla fine il vicepremier ha chiesto a Donnarumma di farsi da parte. Questo, con il benestare di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia, che detiene la totalità delle quote del Gruppo Fs. Per evitare tensioni e polemiche, l’esecutivo ha comunque deciso di non scogliere l’intero consiglio di amministrazione, ma di sostituire semplicemente l’ad.
A Donnarumma vengono riconosciuti alcuni meriti, un modo per non delegittimare l’intero mandato. Sotto la sua gestione, Ferrovie ha siglato il rinnovo del contratto di lavoro, ha riportato il bilancio in utile per 30 milioni di euro e ha avviato investimenti legati ai fondi europei del Pnrr per un valore di 25 miliardi. Risultati che però non sono bastati a confermarlo nel suo ruolo di fronte ai crescenti disagi della rete ferroviaria.
Le ragioni dell’allontanamento hanno un’unica matrice: le politiche del 2027. La maggioranza teme infatti di subire un forte contraccolpo elettorale a causa dei continui ritardi, dei cantieri aperti e dei disservizi che colpiscono quotidianamente i pendolari e i viaggiatori comuni. A queste preoccupazioni si sono aggiunte profonde divergenze strategiche su alcune mosse del manager non condivise da tutto l’esecutivo.
Tra queste, l’acquisizione delle società Firema e del ramo ferroviario di Pizzarotti, oltre al contestato piano di aprire il capitale della società dell’Alta velocità a grandi investitori istituzionali e fondi esteri. Il centrodestra aveva frenato questo progetto per il timore che l’ingresso dei privati potesse provocare un inevitabile rincaro dei prezzi. Uno scivolone che avrebbe causato dei malumori. Proprio l’effetto collaterale che Palazzo Chigi non può permettersi.
Il nuovo amministratore delegato dovrebbe essere Gianpiero Strisciuglio, salvo cambi di passo dell’ultimo minuto, attuale guida di Trenitalia e storico dirigente del gruppo, dove lavora fin dal 2002. Ma le dimissioni di Donnarumma non sono esenti da polemiche, che arrivano dal campo largo compatto. Pd, M5s e Avs, insieme a +Europa e Iv hanno affermato che ciò non basta a risolvere il nodo dei ritardi.
Una criticità che dipende anche dalla gestione del dicastero da parte di Matteo Salvini. A questo proposito, la segretaria dem Elly Schlein ha sottolineato come nei primi sei mesi dell’anno i treni italiani abbiano accumulato quasi quattro milioni di minuti di ritardo, definendo la situazione un fallimento totale del Governo nel settore dei trasporti. Motivo per cui, ribadisce, lo stesso vicepremier dovrebbe dare le dimissioni.
Leggi anche: Donnarumma si dimetterà nei prossimi giorni da Ad di Ferrovie dello Stato: la decisione dopo un incontro con Salvini
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





