Tra il partito della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e quello del vicepremier Antonio Tajani crescono le tensioni. FI e FdI non trovano l’intesa su due argomenti cruciali in vista della pausa estiva: le preferenze nella legge elettorale e l’emendamento sulle intercettazioni a strascico nel decreto giustizia. Due tematiche su cui i partiti si trovano su fronti opposti. Entrambe le proposte arrivano da FdI e incontrano lo scetticismo dei forzisti, influenzati in parte anche dalle posizioni di Marina Berlusconi, primogenita del fondatore del partito e capostipite della famiglia che per prima lo finanzia.
Le preferenze sono già state bocciate alla Camera, con i franchi tiratori che dai tre partiti principali della maggioranza hanno votato contro l’emendamento che aboliva l’alternanza di genere e prevedeva i capilista bloccati. Un nuovo stop all’emendamento potrebbe aprire una vera e propria crisi di governo, ma Meloni non vuole abbandonare la questione.
FdI cerca l’intesa con FI sulle preferenze
Il suo partito si prepara quindi a riproporre l’emendamento anche al Senato, nella convinzione che il voto palese scoraggerà i senatori dal votare contro la proposta. Inoltre, FdI sembra intenzionata a reinserire l’alternanza di genere e a moderare il contenuto dell’emendamento affinché non incontri la bocciatura della Corte costituzionale. Il voto sul testo, comunque, è previsto per fine agosto per cui i due partiti hanno a disposizione diverse settimane per trovare un’intesa.
Le intercettazioni spaccano la maggioranza
Le tempistiche sono più strette sul tema della giustizia. Meloni vorrebbe ottenere il via libera sulle cosiddette “intercettazioni a strascico”, ovvero quelle che possono essere usate come prove anche in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate. Un’iniziativa che vede l’aperta contrarietà dei forzisti. Il viceministro della Giustizia, il forzista Paolo Sisto, ha spiegato: “Se qualcuno pensa di far piegare i nostri principi garantisti ad una scelta sbagliata, il nostro Dna lo difenderemo fino in fondo”.
La mediazione di La Russa
Il decreto va votato entro la fine della settimana. L’emendamento potrebbe essere approvato anche senza il via libera di FI, ma solo nel caso in cui M5S e Pd decidessero di votare a favore. I partiti di opposizione, invece, potrebbero anche decidere di mettere in crisi la maggioranza in crisi bocciando la proposta sulle intercettazioni. Una terza possibilità vede la mediazione del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che potrebbe bocciare l’emendamento per materia, rimandando quindi il voto a data da destinarsi. La seconda carica dello Stato ha già invitato i due partiti a cercare una mediazione, ma per ora sembra che FI sia inamovibile. E se i rinvii sembrano utili, Meloni è consapevole che non dureranno per sempre.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





