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sabato 18 Aprile, 2026
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Antonio Tajani a Vinitaly. Immagine dai social.

L’allarme di Tajani e Urso dopo il fallimento dei colloqui: “Rischio recessione”

A Verona per Vinitaly, i ministri degli Esteri e del Made in Italy non nascondono la propria preoccupazione. Si insiste sulla sospensione del Patto di stabilità

Da Sergio Di Laccio
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Come ogni anno, il Vinitaly di Verona si conferma una delle più importanti vetrine dell’export e della promozione del made in Italy. Coi tempi che corrono, però, anche in questo contesto il discorso è costretto ad allargarsi e a spostarsi altrove: così, anche tra stand e degustazioni, il tema dominante diventa la crisi nello Stretto di Hormuz, le sue ricadute globali e l’incertezza sui negoziati tra Stati Uniti e Iran.

Tajani: “Preoccupato per i colloqui”

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani non nasconde l’allarme: “Laddove passano le merci non passano le armi, e dobbiamo fare in modo che armi non passino più soprattutto in Medio Oriente. Io sono molto preoccupato per l’andamento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, speriamo vadano meglio quelli tra Israele e Libano”. Anche per questo, ha annunciato Tajani, domani sarà a Beirut: “Un segnale di attenzione per un Paese che sta soffrendo, che è un Paese dove l’Italia è presente con i suoi militari, un Paese dove c’era una vita anche economicamente florida nel passato”.
Del resto, la crisi mediorientale ha ricadute sullo stesso settore agricolo e vinicolo, oltre che sull’economia in generale: “Per quanto riguarda il gas abbiamo riserve fino alla fine del prossimo inverno. Siamo più preoccupati per il petrolio e per la questione fertilizzanti: se non si riapre Hormuz avremo difficoltà per la competitività delle nostre imprese”.

Urso: “Valutare la sospensione del Patto di stabilità”

Sulla stessa linea il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Il fallimento del primo round negoziale tra Washington e Teheran, spiega, potrebbe avere effetti ben oltre l’energia: fertilizzanti, microelettronica, materie prime strategiche. “Se pensiamo che il Qatar è uno dei più grandi produttori al mondo di elio”, ha sottolineato, “se dovesse perdurare il blocco dello Stretto di Hormuz le conseguenze per l’economia globale potrebbero essere più gravi del previsto e potrebbero portare anche a una recessione nel nostro continente”.
Uno dei destinatari del messaggio, lo esplicita lo stesso Urso, è la Commissione europea: “Se queste fossero le condizioni dobbiamo valutare insieme la sospensione del Patto di stabilità ed altri interventi emergenziali a cui l’Europa non si può sottrarre”.

Il nodo del Patto di stabilità

Un’ipotesi, quella di Urso, che per ora non trova alcuna sponda a Bruxelles. Questa settimana la Commissione europea ha ribadito che la situazione non è così grave da dover ragionare sull’attivazione della clausola generale di salvaguardia.
Ovviamente resta sul tavolo un’altra opzione: l’attivazione della clausola nazionale, già utilizzata da diversi Paesi, Germania in testa, per aumentare la spesa militare. Il rischio di questa soluzione, però, è quello di spaventare i mercati, aumentare lo spread e rendere meno sostenibile il debito pubblico. Per questo alcuni paesi, Italia in testa, spingono per quella soluzione comune per la quale, secondo Bruxelles, per il momento non ci sarebbero le condizioni. Ma, dopo il fallimento del primo round di negoziati, queste condizioni potrebbero cambiare rapidamente.

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